Tonsille, gli Usa cercano di frenare i troppi interventi

Il governo Usa cerca di frenare il numero di operazioni alle tonsille, che ogni anno supera il mezzo milioni di casi, tanti dei quali ritenuti inappropriati e superflui.

Sul numero di gennaio di Otolaryngology, Head and Neck Surgery, il magazine scientifico ufficiale dell’Accademia americana di otorinolaringoiatria, sono apparse le linee guida per gestire la tonsillectomia da uno a 18 anni e per ridurre il numero degli interventi eseguiti ogni anno negli Stati Uniti.

Richard M. Rosenfeld, redattore della rivista, sottolinea che “sono oltre mezzo milione gli interventi alle tonsille che si effettuano all’anno negli Stati Uniti. Queste linee guida vogliono essere uno strumento utile per medici e per genitori. Vere e proprie raccomandazioni per migliorare la riuscita dell’intervento chirurgico e per guarire quei piccoli che soffrono di tonsille di grandi dimensioni o infette”.

Per Rosenfeld occorre individuare quei bambini per cui sia davvero necessario l’intervento. Solo così la tonsillectomia potrà essere utilizzata per ridurre le infezioni della gola e l’uso di antibiotici, migliorando così le condizioni di salute del bambino.

Negli Usa mancavano linee guide e lo stesso presidente Barack Obama, in sede di riforma della Sanità, ne aveva sollecitato l’adozione, dato che la tonsillectomia rappresenta ormai la terza operazione più ricorrente nel Paese.

Da quanto si apprende dal magazine, la maggior parte dei bambini con frequenti infezioni alla gola guariscono da soli.

I genitori devono sincerarsi che gli episodi di infezione non siano più di sette l’anno, cinque all’anno negli ultimi due anni, o tre all’anno negli ultimi tre anni: se si va oltre questa frequenza allora la tonsillectomia può migliorare la qualità della vita.

Le infezioni sono da considerare gravi quando comportano febbre al di sopra dei 38°, le ghiandole del collo si mostrano gonfie o risulta positivo un test allo streptococco.

L’intervento può essere utile, ancora, anche in casi meno frequenti di infezioni alla gola, quando i bambini risultano allergici agli antibiotici, sono soggetti alle placche o alla sindrome PFAPA (febbre periodica, stomatite aftosa, faringite e adenite).

Anche nei bambini con disturbi del sonno che presentano ritardi della crescita, scarso rendimento scolastico, problemi di incontinenza notturna o comportamentali la tonsillectomia può essere utile, ma per quelli obesi o con sindromi che interessano la testa e il collo sono necessari ulteriori interventi.

Per quanto riguarda la gestione della fase post operatoria, i medici dovrebbero somministrare una dose di desametasone per via endovenosa durante la tonsillectomia per ridurre il dolore, nausea e vomito dopo la chirurgia. Dopo l’operazione, i medici inoltre dovrebbero insegnare ai genitori la gestione del dolore. È importante, però, che i bimbi bevano molti liquidi e vengano stimolati a segnalare episodi di dolore: non basta un semplice gelato, ‘terapia’ spesso eccessivamente sopravvalutata perché ‘apprezzata’ dai piccoli pazienti.

I medici, infine, non devono prescrivere antibiotici per migliorare il recupero dopo l’intervento di tonsillectomia: non solo non apportano benefici, ma hanno troppi effetti collaterali le cui conseguenze si manifestano con la crescita.

Marco Notari