MotoGp, pagelle: Pedrosa, veloce e fragile

L’avventura di Dani Pedrosa nella MotoGp non è stata trionfale come molti si aspettavano. Approdato da tre volte campione del mondo titoli (uno in 125 e 2 consecutivi in 250) ha dovuto fare i conti con la classe e grinta dei migliori al mondo, imparando tanto e capendo che per vincere il mondiale occorreva un lavoro molto più duro e difficoltoso rispetto a tutte le altre categorie. Sulla sua velocità non si discute e si può tranquillamente dire che sia uno dei più bravi al mondo, ma è sempre mancato quella spinta di carattere e testa per raggiungere l’iride. Fino al 2010.

Ricerca della messa a punto

Nonostante Pedrosa sia da sempre legato alla casa giapponese e lo sponsor spagnolo Repsol ricopra di soldi il team HRC, i malumori erano tangibili all’interno del suo box. Per colpa della sua piccola statura e flebile resistenza la Honda aveva deciso di creare una moto molto più piccola e stretta, disegnandola quindi a sua immagine e somiglianza. Questo fatto però, invece che aiutarlo, lo ha penalizzato. I risultati non sono arrivati e il progetto è stato rivisto completamente. Lo spagnolo non è mai stato bravo a dare indicazioni sullo sviluppo, e questo ha condizionato addirittura stagioni intere. Dani ha bisogno di una moto precisa e non scorbutica, ma pecca di chiarezza ed abilità di collaudatore. D’altro canto però la Honda ha dato sfoggio delle sue abilità e capacità, costruendo una nuova Rc212v e riuscendo, da sola, ad uscire da quella difficile situazione, tornando veloce e competitiva. La casa dall’ala dorata si merita un 9, sia per quanto fatto sia per l’assoluto impegno in vista della prossima sfida (ben 4 piloti ufficiali).

Comportamento in qualifica

Appurate la scarsa capacità di sviluppare la moto, Pedrosa si riprende però in qualifica. Lo spagnolo, quando ha tra le mani una moto che li trasmette sicurezza e complicità, si tramuta in una scheggia impazzita, un piccolo puntino arancione imprendibile per tutti gli altri. E’ stato infatti l’unico ad essere riuscito a battere sul giro singolo uno Stoner incarognito o un Lorenzo mostruoso. Una prestazione perfetta e minuziosa, perfetto specchio della sua abilità alla guida. Quattro Pole Position segnate (Spagna, Italia, Rep. Ceca, San Marino) ed una impressionante lista di secondi o terzi posti. Quando bisognava spingere Pedrosa non si è mai tirato indietro, assicurandosi una posizione molto avanzata in griglia e candidandosi automaticamente alla vittoria finale.

Comportamento in gara

La tensione è alle stelle. Il rombo dei motori si alza, il semaforo rosso si spegne ed in un batter d’occhio Dani sorpassa tutti e alla prima curva comanda il gruppo. Ad ogni Gp ecco ripetersi lo stesso copione. Più di una volta lo spagnolo ha impressionato per i suoi brucianti scatti da fermo, una maestria nell’azzeccare il momento giusto dell’accelerata e abilità nel guadagnare velocità unica e personale. Il problema però era che nei successivi giri automaticamente perdeva il contatto con i migliori, negandosi quindi la vittoria ed accontentandosi del podio. Un trend mutato però nel 2010. Dal Mugello in poi si è visto un nuovo Pedrosa. Sempre veloce e pulito, ma più forte in gara e pronto a lottare sino alla fine per guadagnarsi il trofeo più ambito. Certe volte la sua superiorità lo ha portato a vincere in solitaria, altre invece ha dovuto lottare, segnando ottimi sorpassi e guadagnando insperati punti. In fondo è stato l’unico a tenere aperta la sfida mondiale, salvo poi doversi arrendere con la rovinosa caduta in Giappone. La crescita vi è stata, e forse i tempi sono davvero maturi.

Pressione psicologica

Il perchè Pedrosa non sia ancora riuscito a giocarsi fino in fondo un mondiale lo si vede principalmente ad un fattore: la testa. Dani soffre particolarmente i suoi avversari, l’ego e la personalità, la forza e convinzione. Lui, piccolo e timido, nulla ha potuto contro un Rossi sia come pilota sia come personaggio. Inoltre anche in gara il più delle volte evita scontri diretti, quasi impaurito dal confronto. La gara tipo per lui è prendere e sfuggire, ma non sempre può capitare. Solo quest’anno qualcosa è mutato. Il sorriso è sempre timido e la paura dell’altro presente, ma forse la voglia di vincere gli sta facendo superare le sue paure. Se trovasse fiducia nelle sue potenzialità, giocandosi al meglio le proprie carte e non più evitando i duelli, allora Dani potrebbe tranquillamente divenire uno dei pretendenti all’iride. Lo abbiamo visto da metà stagione in poi, ove riuscì a frenare la cavalcata trionfale di Lorenzo e rimettere in discussione il mondiale. La crescita professionale è conclusa, ma quella personale ancora no.

VOTO

Timido e veloce, piccolo e leggero. Daniel Pedrosa resterà sempre il minuto pilota dal sorriso genuino. I risultati sinora conseguiti disegnano un talento ed abilità da numeri uno, ma per vincere un mondiale nella MotoGp bisogna essere perfetti in tutto e in tutti gli aspetti. Lo ha capito Lorenzo ed infatti è riuscito ad imporre subito il suo dominio, se lo capirà anche Dani, magari lavorando sulla sua mente e trovando forza e sicurezza nelle sue abilità, allora si potrà dire che il pilota è pronto a segnare grandi risultati. Guardando il 2010 il voto deve essere alto. Se non fosse stato per la sua improvvisa e promettente crescita il mondiale sarebbe finito ben prima, e tolta quella sfortunata caduta a Motegi chissà cosa sarebbe caduto. 9 pieno e tanta speranza nel futuro. Nel 2011 dovrà dividere il box con Dovizioso e Stoner, una sfida ardua che metterò a dura prova il carattere dello spagnolo. Vedremo se la pista ci darà i tanti sperati segnali positivi.

Riccardo Cangini