Rai: il dg Mauro Masi contestato dalla Corte dei Conti

Roma, 4 gennaio. Il direttore generale della Rai, Mauro Masi, il 7 aprile prossimo dovrà fronteggiare i magistrati della Corte dei Conti. L’accusa è quella di aver procurato un danno erariale alla Rai.

La notizia, tirata fuori dal quotidiano “Repubblica”, verte su buonuscite da record che sarebbero state versate dall’emittenza pubblica a due giornalisti, rimossi dai loro incarichi. I nomi sono quelli di Angela Buttiglione ex conduttrice del Tg1, che avrebbe percepito 935mila euro e di Marcello del Bosco, ex direttore di RadioRai al quale sarebbero stati dati circa 700mila euro. A seguire l’inchiesta il vice-procuratore Massimo di Stefano, che a dicembre ha chiesto la condanna per Masi.

In specifico, ai due giornalisti sarebbero state elargite cifre più alte allo scopo di evitare che gli stessi, una volta rimossi, intraprendessero attività concorrenziale alla Rai. 420 mila euro alla Buttiglione e 260 mila a Del Bosco. In tutto 680 mila euro. Soldi pubblici di cui la Corte dei Conti ha contestato l’utilizzo, spiegando che “la decisione del Cda Rai di rimuovere i due giornalisti, senza decidere una ricollocazione adeguata al tipo di incarichi rivestiti in precedenza, implica di per sé l’insussistenza del timore che essi intraprendessero attività concorrenti in grado di danneggiare l’azienda”.

In sostanza, sembra di capire dalle motivazioni della Corte, se si rimuove un giornalista senza ricollocarlo è perchè  non si teme il fatto che quest’ultimo possa mettersi a far concorrenza alla testata che l’ha rimosso, quindi perchè pagarlo di più?

Dal canto suo, l’interessato precisa che “non esiste nessuna “tegola” (così come definita da Repubblica, NDA)  sul direttore generale Mauro Masi, ma soltanto un seguito tecnico di una procedura avviata peraltro molti mesi fa su istanza del consigliere di amministrazione Rai Nino Rizzo Nervo”.

Era stato infatti quest’ultimo, appartenente all’area politica che fa riferimento al PD, a presentare gli esposti sulla base dei quali la Corte dei Conti ha avviato le indagini riguardanti il dg Rai, che avrebbe pagato con soldi pubblici un patto di non concorrenza e obbligo di riservatezza della durata di due anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro“.

A.S.