Quanto durerà ancora il governo?

Ha appena telefonato per fare gli auguri, ha detto Tremonti ai giornalisti prima di rientrare alla tradizionale cena degli ossi a cui doveva prendere parte anche il premier.
Berlusconi ha preferito evitare e inviare il fidato Aldo Brancher, l’ex ministro del Decentramento condannato a due anni in primo grado di ricettazione e appropriazione indebita, quel ministro che rimase in carica poche settimane prima di rassegnare le sue dimissioni.
Brancher si è seduto con Tremonti, Massimo Ponzellini (presidente di Impregilo e Banca Popolare di Milano), i ministri leghisti Umberto Bossi e Roberto Calderoli. Presenti anche Roberto Castelli, il governatore del Veneto Luca Zaia, Luca Antonini, Carlo Maria Petroni.

Bossi dopo la cena ha preferito stemperare la situazione creatasi dopo la fiducia risicata, annunciando che non ci saranno elezioni a marzo.
Anche se da alcuni giorni sia la Lega che Tremonti avevano chiesto a Berlusconi di andare al voto anticipato dati i numeri.
E di fatto i giornali di famiglia Berlusconi cominciano un lieve pressing sul titolare dell’Economia, con il Giornale che lo paragona a Fini e il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, che spiega perché, per quanto sia odiato, è meglio che non si muova troppo. 

Da una parte quindi Bossi minaccia che se il premier non amplia la maggioranza entro gennaio staccherà la spina per andare al voto, dall’altra parte il ministro dell’Economia ha sigillato i cordoni della borsa. E senza fondi è piuttosto difficile inventarsi ministeri, sottosegretariati, incarichi che invoglino i deputati di Fli o Udc ad accorrere in salvataggio di un governo ormai sempre più in difficoltà.
Berlusconi è tra i due fuochi, costretto a tenere in piedi il governo.
Se la consulta l’11 gennaio decidesse di non decidere, emettendo una sentenza interpretativa di rigetto, e quindi lasciando ai giudici l’incombenza di valutare a ogni processo se il legittimo impedimento è accoglibile o meno, il Cavaliere dovrà fare di tutto per restare a palazzo Chigi fino al 2013.

Matteo Oliviero