Sacchetti: dalla plastica al mais, arrivano per legge i biodegradabili

Gennaio 2011. Entra in vigore la norma che vieta la vendita dei sacchetti o buste di plastica per la spesa. Anche se in America da sempre si vendono buste di carta e la plastica non è usata, in Italia in molti sono contro la nuova iniziativa del governo che mira ad abbattere la presenza di sacchetti di plastica sul territorio, nei fiumi, nei laghi e sopratutto nei mari.

Molti commercianti e supermercati che hanno introdotto dal 1 gennaio, come da prescrizione, le buste di amido di mais, fanno sapere che non potranno più “regalare” i sacchetti ai clienti. D’ora in poi dato il costo raddoppiato delle nuove buste, i punti vendita fanno sapere che non potranno gestire internamente il costo del nuovo materiale e lo scaricheranno per intero sui clienti che si vedranno addebitati dai 10 ai 20 cent di euro per ogni sacchetto.

Pare inoltre che altri commercianti abbiano preannunciato che per non dare questo onere ai clienti, dovranno forse ritoccare i prezzi della merce in modo da annegarci i nuovi costi. Una scelta contestabile, per chi viene con le proprie borse di carta o di tela l’aumento del costo della merce andrebbe infatti scorporato.

Pare  poi corrisondere a verità, perlomeno a livello di senso comune, il fatto che le nuove buste non siano “affidabili” quanto le precedenti e rompendosi molto più facilmente; nei supermercati che hanno introdotto i sacchetti ecologici non sono rare le scene di persone che tirano fuori dalla borsetta o dalla tasca vecchi sacchetti e imbustano la spesa senza comprare i nuovi arrivati.

Come tutti i cambiamenti, dovrà esserci un periodo in cui le persone dovranno abituarsi, sia dalla parte della clientela che dei commercianti. Infatti fra i tanti comuni che dovranno iniziare ad eseguire i controlli, quello di Milano sembra aver dato a tutti 3 mesi per entrare nell’ordine di idee di usare i nuovi prodotti ecologici: il comune spiegherebbe che non vuole entrare con prepotenza a punire una situazione che cambia radicalmente gli usi della popolazione e dei negozianti, poichè non vuole creare più disappunto di quanto già ce ne sia.

La nota dolente è che si costi non si riescano a contenere e i clienti o le aziende, debbano continuamente essere subissati di nuovi oneri; alla faccia dell’inflazione i beni di consumo crescono fino al 50% del valore. Certo che, facendo le “solite” medie ISTAT tutto rientra nella norma, ma vedendo gli articoli uno alla volta gli incrementi sono stupefacenti.

Dal punto di vista ecologico invece l’introduzione dei sacchetti ecologici è giustissima, pensiamo infatti a quanti animali muoiono a causa dell’abbandono sconsiderato dei sacchetti di plastica e, per lo stesso motivo, del danno all’ambiente che questi generano. Inoltre non usando plastica, anche l’uso del petrolio diminuisce.

Non sarà questa di certo la fine della neonata discussione sui sacchetti ecologici, ma sopportazione dei clienti a parte speriamo che inizi una nuova era più “pulita”.

I.T.