Miotto, generale Del Vecchio: “Inusuale che La Russa non sia stato ben informato”

Sono rimasto molto meravigliato: ho letto i lanci di agenzia in cui La Russa attribuiva ai militari la diversità delle ricostruzioni dell’accaduto. Mi sembra sinceramente un fatto molto inusuale”.

Il generale Mauro Del Vecchio, ex comandante della missione Isaf e oggi senatore del Partito Democratico, intervistato da ‘Repubblica’, commenta così le parole del Ministro La Russa, il quale ha confessato ieri di nutrire forti sospetti sulla versione dei fatti resa dai militari riguardo all’uccisione in Afghanistan dell’alpino Matteo Miotto.

Il responsabile politico è sempre il ministro della Difesa: secondo la mia esperienza – spiega Del Vecchio – i vertici militari riferiscono all’autorità politica sempre in maniera molto scrupolosa. E questo vale ancora di più quando ci si trova di fronte a fatti drammatici, come l’uccisione dell’alpino Matteo Miotto. Ci sono procedure standard, dettagliate e verificate, per queste comunicazioni”.

Alla domanda se almeno in teoria esista la possibilità che qualcosa venga taciuto dai militari alle autorità politiche, Del Vecchio risponde senza la minima esitazione: ”No. Dal punto di vista tecnico, tutti gli elementi di informazione vengono comunicati appena sono disponibili ai comandi sul campo. Se emergono responsabilità, anche queste sono sottolineate. Ci sono rapporti immediati, a cui ne seguono altri più approfonditi. Insomma il flusso delle informazioni è continuo. Sono i comandanti a prendersi la responsabilità di riferire quello che avviene”.

Per quanto riguarda la tragica morte di Miotto e le prime diverse versioni, anche di una bomba, per l’ex comandante della missione Isaf si tratta ”forse solo di qualche goffagine di comunicazione. Quando si è parlato di un cecchino, forse si intendeva all’interno di uno scontro, ma si è messo in evidenza solo il colpo assassino. Ma davvero non credo che sia il caso di attribuire scarsa trasparenza ai militari”, conclude Del Vecchio.

Raffaele Emiliano