Bossi: senza federalismo nessuna Unità d’Italia

Prosegue a Forlì il giro di inaugurazioni per i festeggiamenti dell’unità d’Italia. In giornata Giorgio Napolitano al teatro Fabbri ha presenziato ad uno spettacolo di ricostruzione storica. E alla fine della rappresentazione ha ripreso il tema che ieri a Reggio Emilia è stato centrale: “Spero – ha detto – che in altre parti del Paese, a Milano, a Venezia, a Verona si ripetano iniziative come questa affinchè abbiano la coscienza di come divennero italiane.”

Prosegue così la polemica a distanza con Bossi e la Lega. Ieri Napolitano aveva messo in guardia il Caroccio dall’assumere atteggiamenti dissonanti dallo spirito unitario del Paese, atteggiamenti che “non corrispondono alla fisionomia e ai doveri di forze che abbiano ruoli di rappresentanza e di governo.” Il riferimento era a quanto successo nel Consiglio regionale del Veneto, dove i leghisti non hanno votato il programma sulle celebrazioni dell’Unità d’Italia, polemizzando con i consiglieri del Pd, Udc e Pdl che in aula avevano intonato l’inno di Mameli.

Ritrarsi o trattenere le istituzioni – aveva detto il Presidente della Repubblica a Reggio Emilia – non giova a rendere più persuasive, potendo invece solo indebolirle, legittime istanze di riforma federalista.” Parole che hanno subito scatenato la reazione di Umberto Bossi: l’Unità la potremo festeggiare “solo dopo che sarà approvato il federalismo.” Da qui la reazione piccata di oggi da parte di Napolitano. Se ieri aveva espresso preoccupazioni in generale (ma ben indirizzate) sugli atteggiamenti contro il tricolore, oggi ha spedito la polemica direttamente al Nord, ovvero alla Lega, che deve prendere coscienza delle radici e della storia d’Italia. Cogliendo le suggestioni dello spettacolo “Come la Romagna divenne italiana” il teatro Fabbri ha quindi assistito al secondo atto di una polemica che il Carroccio rischia di subire.

Anche perché lo stesso Napolitano ha mostrato di avere idee chiare sul modo in cui il federalismo andrà approvato: il percorso dovrà proseguire “insieme”, senza strappi e soprattutto evitando in Parlamento un clima che appiattisce il dibattito sulle corde dello “schematismo e dell’esasperazione.” Una premessa che alla Lega potrebbe creare non pochi problemi, dato che lo stesso Senatùr continua a minacciare elezioni anticipate nel caso in cui, entro fine mese, non dovessero passare i decreti sull’autonomia impositiva per Comuni e Regioni.

Portare avanti il progetto federalista insieme con le opposizioni significherebbe per il Carroccio dover trattare con Pd e Fli in terza e quinta Commissione, dove si affronterà proprio la questione dell’autonomia impositiva. E dove Pdl e Lega non hanno più la maggioranza. A quel punto, piuttosto che trattare e rallentare i tempi di attuazione, la Lega potrebbe scegliere di mandare il Paese alle urne; riprendere in mano le redini della riforma col nuovo governo, e magari cercare di festeggiare la loro unità d’Italia entro il 21 Maggio. Data di scadenza della delega per l’attuazione del federalismo.

Cristiano Marti