Gli originali di Camera Work in mostra al MNAF di Firenze

Collezione Privata/Archivi Alinari, FirenzeUltimo weekend rimasto per visitare Camera Work. L’opera fotografica di Stieglitz, Steichen e Strand tra Europa e America” al MNAF, il Museo Nazionale Alinari della Fotografia, che ha sede in piazza S. Maria Novella a Firenze.

Il sottotitolo della mostra, confonde forse un po’ le idee visto che non ci sono vere e proprie fotografie in mostra. Infatti il percorso espositivo è incentrato sui cinquanta fascicoli originali di Camera work, la più importante e famosa rivista fotografica statunitense.

Camera Work fu però molto di più che una semplice rivista: fu un vero progetto culturale che si proponeva di promuovere la fotografia come un’arte che fosse sullo stesso piano della scultura e della pittura, superando così l’ossesione dei fotoamatori per il solo aspetto tecnico del mezzo.

La rivista fu fondata nel gennaio 1903 dal grande fotografo Alfred Stieglitz e fino all’ultimo numero del giugno 1917  ospitò i lavori dei maggiori esponeneti della cultura fotografica di inizio Novecento come Edward Steichen, Alvin Langdon Coburn, Clarence Hudson White, Heinrich Kuhn, Paul Strand. Sulle pagine di Camera Work trovarono spazio però anche  grandi pittori come Picasso, Cézanne, Van Gogh, Matisse o scultori come Rodin e Brancusi. Fu infatti proprio la rivista di Stieglitz a presentar  per prima i lavori di questi  grandissimi artisti europei negli Stati uniti.

Come sottolinea la curatrice della mostra Roberta Patterson nel catalogo: ” il risultato più alto raggiunto da Camera Work fu la superba qualità delle riproduzioni di fotografie e opere d’arte. Stampate abitualmente come photogravures tirate a mano, preferibilmente a partire dai negativi originali dei fotografi e su un tessuto giapponese squisitamente delicato per ottenere la massima qualità nel tono e nella grana, raggiunsero un livello di eccellenza mai prima realizzato – e nemmeno tentato – nell’editoria fotografica. Camera Work fu la prima rivista fotografica a porre con tanta forza l’accento sull’aspetto visivo, controllato ogni momento in ogni dettaglio dall’accorto occhio supervisionatore di Stieglitz. Il suo impegno fu così onnipresente che egli riconobbe, nei 15 anni di produzione, di aver personalmente imbustato e spedito le 35.000 copie di Camera Work”.

Per chi volesse approfondire la storia di Stieglitz e del gruppo di Camera Work, c’è l’interessante saggio L’infinito istante di Geoff Dyer (Einaudi, 2007). Lo scrittore inglese, con il piglio del narratore, riesce nella non facile impresa di restituire l’effervescente clima artistico di inizio Novecento, raccontando le vite e le scelte poetiche di questi maestri della fotografia.

M. P.