Attenzione a come si ‘tagliano’ i farmaci

Quante volte succede che la terapia consigliata dal medico sia portata avanti da noi stessi o dai chi ci cura con tanto amore? Praticamente sempre. Ci sentiamo male, andiamo dal medico e questo ci prescrive alcuni medicinali da prendere. Non solo, ciò succede anche quando siamo in ospedale. Una volta che la nostra salute migliora e che i medici decidano che possiamo essere dimessi tocca sempre a noi proseguire le cure attenendoci alle indicazioni.

Cosa c’è quindi di male? Beh, di male nulla, le terapie domiciliari ci permettono infatti di continuare a curarci e di continuare la nostra vita quasi come se nulla fosse. Esse ci aiutano pertanto a tenere a bada i sintomi e le patologie che ci affliggono. Ciò che preme a tutti è che esse possano continuare  sotto la massima attenzione in modo che non si verifichino rischi di ulteriori sintomi e problematiche.

Il problema  dell’attenzione è stato sollevato da un tema di ricercatori dell’Università di Ghent in Belgio. Lo studio è stato pubblicato sul ‘Journal of Advanced Nursing’ .  Ciò che si è evidenziato e su cui ci si è focalizzati sono soprattutto quelle terapie che prevedono l’uso di medicine che il paziente deve dosare personalmente. Come spezzare una pasticca a metà?

È uso comune spezzare con le mani le pastiglie più piccole e tenere e utilizzare un coltello per le pasticche più grosse. In questa semplice operazioni si nascondono però i maggiori errori. Si rischia infatti di  assumere una quantità superiore o inferiore di principio attivo. In generale è sempre difficile riuscire a spezzare la pastiglia in due metà perfette. Le cose peggiorano poi quando la medicina che dobbiamo prendere deve essere ulteriormente divisa.

Come hanno fatto gli studiosi ad arrivare a tutto ciò? Semplicissimo, si sono basati su cinque volontari chiamati a spezzare otto pastiglie a metà attraverso tre metodi differenti. Una volta l’aiutante dei volontari era un coltello, un’altra volta era un dispositivo professionale e un’ultima volta consisteva in un paio di forbici.  Dopo ogni prova si sono quindi calcolati gli errori.

Quali sono le cure più a rischio visto la procedura imperfetta? A risentire di una divisione non equa sono per lo più le cure legate a malattie cardiovascolari o le cure per il Parkinson.

Quale conclusione è stata tratta? Gli studiosi vorrebbero invitare tutti a leggere i risultati dei loro esperimenti e le loro teorie e soprattutto si auspicano che a prestare maggior ascolto possano essere le case farmaceutiche. Sono queste ultime che possono porre fine al problema pensando di produrre diversi dosaggi delle pastiglie o buttando le loro ricerche su farmaci liquidi che però contengano gli stessi principi attivi.

Alessandra Solmi