Adinolfi: vorrei conoscere la famiglia del mio aggressore

Dell’aggressione subita dal noto blogger e giornalista Mario Adinolfi sabato scorso a Roma si è detto e scritto tanto. Intrattenendosi – forse eccessivamente – su quel diverbio televisivo (di certo poco gradevole) che lo stesso Adinolfi aveva intavolato qualche settimana prima con il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, e che, secondo alcuni, rappresenterebbe la miccia che ha innescato la furia del baby aggressore che sabato notte ha colpito il giornalista a colpi di casco.

Interpellato ieri da Il Fatto Quotidiano, il blogger ha riferito di essere stato contattato dai Carabinieri, che lo hanno informato di aver già identificato il suo “picchiatore“, e ha ostentato propositi altamente filantropici: “Hanno identificato il proprietario dello scooter – ha detto Adinolfi – ed è intestato al padre del ragazzo. L’uomo è del ’64 e il figlio non dovrebbe avere più di 17 o 18 anni. Mi piacerebbe tanto conoscere proprio la famiglia di questo giovane”.

“Mi piacerebbe tentare una conciliazione, di tipo morale – ha continuato – Far capire a loro che non voglio metterlo nei guai ma fargli prendere coscienza del gesto grave che ha commesso”.

Ma qual è la sua opinione sulla responsabilità dell’incidente affibbiata a Sallusti dagli osservatori più intransigenti? “Non dico che Sallusti sia il mandante morale – ha spiegato il noto internauta – io credo che questi ragazzi non sappiano neanche chi sia Sallusti o Adinolfi. Dico solamente che dopo il pestaggio mi sono andato a rivedere il video della trasmissione su Youtube e vi erano pubblicati commenti e minacce pesanti sia nei miei confronti che nei confronti di Sallusti. Dico che si è innestato un brutto clima“.

Ma il motivo della vile aggressione va probabilmente rintracciato altrove: “Mi hanno visto attraversare su via Gasparri – ha raccontato il giornalista – e hanno fatto il gesto odioso di fare finta di investirmi. Io li ho mandati a quel paese e loro mi hanno subito circondato con quattro motorini sul marciapiede e lì mi hanno apostrofato come il ‘ciccione di merda che va in tv‘. E poi il ragazzo ha preso a colpirmi. Ecco – ha concluso Adinolfi – penso che abbiano voluto colpire più il personaggio tv che il politico”.

Maria Saporito