Avvocati Assange: se lo estradano rischia la pena di morte

Per Julian Assange, l’ideatore di Wikileaks, potrebbe esserci la pena di morte.

Questo è ciò che pensano i suoi avvocati che hanno inserito il rischio della pena capitale, all’interno della memoria difensiva, con l’intento di evitare l’estradizione del giornalista australiano.

Come ormai risaputo, Assange è nell’occhio del ciclone per la pubblicazione sul web di documenti considerati riservati da tantissime nazioni, files che secondo molti potrebbero danneggiare le relazioni diplomatiche tra i paesi e per alcuni far salire addirittura la tensione internazionale.

Il creatore di Wikileaks, dal canto suo, si è sempre difeso, sostenendo che quella che viene attaccata è soltanto la libertà di informare ed essere informati, di cui ogni cittadino dovrebbe godere, specialmente se le informazioni pubblicate sono di interesse pubblico. Ma a saper accettare di essere sputtanati in pompa magna sono stati ben pochi e così, sin dai primi giorni successivi dalla pubblicaizone dei famosi cable, è partita da più parti una crociata comune per avere la testa di Assange.

Chi solo metaforicamente, chi invece chissà.

Ed è a queste persone che i difensori di Assange fanno riferimento sostenendo che qualora il proprio assistito giungesse sul suolo americano, per lui i rischi sono altissimi, rischi confermati anche dalle dichiarazioni di personaggi come l’ex governatore dell’Alaska, Sarah Palin, che ha definito il proprietario di Wikileaks alla stessa stregua di un jihadista e per il quale si è augurata venisse riservato un trattamento simile a quello utilizzato nei confronti dei terroristi.

Ma non è stata solo la Palin a usare espressioni violente contro Assange. Il repubblicano Mike Huckabee non ha usato mezzi termini e ha auspicato che il giornalista venga condannato alla pena di morte per alto tradimento.

Intanto, oggi, Assange ha fatto il punto sullo stato di salute di Wikileaks, che da settimane deve fare i conti con i tentativi ben riusciti di boicottare le fonti economiche su cui da sempre ha fatto affidamento il sito.

A tal proposito Assange non ha nascosto le preoccupazioni: «Non potremo sopravvivere per come vanno le cose – ha detto rispondendo alle domande dei giornalisti  -, il denaro dei donatori stenta ad arrivare, perché tutti i nostri conti sono bloccati. Valuto che perdiamo 500.000 euro alla settimana. Ma proveremo a non mollare».

Simone Olivelli