Comune di Roma: Spunta l’ipotesi Bertolaso vice

Il comune di Roma ha azzerato la propria giunta. Con un comunicato scritto dal sindaco Alemanno sono state ritirate le deleghe a tutti gli assessori.
Ma perché questa mossa da parte del sindaco? Cosa ne penseranno i cittadini che hanno votato la giunta? Un rimpasto è sempre sintomo di gravi errori nelle nomine.
Le ragioni vanno ricercate in due punti fondamentali
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Da una parte il sondaggio segreto, commissionato da Alemanno e planato giusto ieri sulla sua scrivania, che misura il gradimento dei romani nei confronti dell’attuale sindaco e del presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, da molti nel Pd indicato come candidato unico alla successione nel 2013. Allo stato attuale, in caso di sfida, l’esito sarebbe disastroso: secondo la rilevazione, infatti, Alemanno incasserebbe il 42 per cento dei consensi, Zingaretti il 58. Un’autentica debacle per il Pdl e, soprattutto, per uno dei suoi uomini di punta.
A quanto pare non è importante lavorare per la città di Roma e per i romani, sono più importanti i potenziali voti per potenziali elezioni.

E qui veniamo al secondo elemento. La strategia che comincia a circolare negli ambienti del centrodestra non solo capitolino, discussa in mattinata alla Camera nel corso del vertice con Cicchitto e Gasparri, prevede l’inserimento in giunta di un uomo fortissimo destinato, tra due anni, a succedere all’inquilino del Campidoglio nel frattempo chiamato a più alti e prestigiosi incarichi.
La carta da giocare si chiama Guido Bertolaso, cui verrebbe assegnato il ruolo del vicesindaco in attesa di conquistare la poltrona di sindaco della capitale.

Alemanno l’idea non è dispiaciuta, restando sempre molto attivo nella vita di partito più che in quella amministrativa.
Ecco perché quando a Roma i dissapori con l’ala forzista si sono inaspriti, Alemanno ha cercato di correre subito ai ripari. La prova? Quando, prima di Natale, aveva pensato di effettuare un rimpasto-blitz e di sostituire l’assessore all’Urbanistica Marco Corsini, potegé di Fabrizio Cicchitto, è bastata una telefonata di fuoco del capogruppo alla Camera per fargli cambiare idea. Risultato? Corsini è diventato intoccabile.
Non solo. L’azzeramento dell’esecutivo romano sarà l’occasione per favorire il Pdl a scapito del nuovo partito di Fini.

Matteo Oliviero