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Facebook fallisce in Giappone. Solo due milioni di iscritti

Nella lingua giapponese esistono due espressioni molto simili ma che tuttavia si differenziano per dei dettagli non da poco.

La prima è arigatou gozaimasu e la si usa per ringraziare di un’azione che si sta svolgendo o che, se appena svolta, potrebbe ripetersi a breve, mentre la seconda è arigatou gozaimashita, che è più adatta nei casi di ringraziamenti per azioni che si sono concluse da poco e che non dovrebbero ripetersi nel breve termine o che comunque hanno già avuto degli effetti.

Chissà se Mark Zuckerberg, il ventiseienne inventore e proprietario del social network Facebook, conosce il giapponese. Qualora non fosse così, forse per il ragazzo di White Plains sarebbe il caso di iniziare a prendere qualche lezione.

La crociata di Facebook nella terra del sol levante, con lo scopo di piegare al proprio verbo – mi piace? – gli internauti dagli occhi a mandorla, sembra essersi rivelata un vero e proprio fallimento.

Stando ai primi numeri sugli iscritti al più rinomato social network utilizzato in occidente, la creatura di Zuckerberg sarebbe riuscita ad affascinare soltanto due milioni di persone in Giappone. Cifre che potrebbero sembrare eclatanti, ma che sbiadiscono se confrontate con quelle riguardanti il numero di iscritti di altre piattaforme sociali virtuali in voga nella nazione asiatica: Mixi, il fenomeno più popolare tra i giovani giapponesi, conta più di venti milioni di utenti.

Ma quali sono i motivi dell’insuccesso di Facebook in Giappone?

Stando all’opinione di alcuni sociologi, la causa dell’indifferenza dei giapponesi al noto social network sarebbe da attribuire al fatto che nella terra del sol levante la virtualità è vissuta come occasione per sviluppare sé alternativi, basati spesso su nickname fittizi e identità inventate, ovvero tutto l’opposto che un fenomeno come Facebook richiede per poter essere fruito appieno. A partire dall’iscrizione in cui viene suggerito di inserire il nome e il cognome reale dell’utente.

Riuscirà a farsene una ragione il compiaciuto Zuckerberg?

Ma soprattutto, i giapponesi cosa gli diranno? Arigatou gozaimasu o, piuttosto, arigatou gozaimashita?

Simone Olivelli