Mirafiori, Marchionne: se vince il no andiamo negli Stati Uniti

Dal salone dell’auto di Detroit, il messaggio arriva forte e chiaro: se a vincere, nel referendum indetto nello stabilimento di Mirafiori, fossero i no, la Fiat sceglierà di portare all’estero gli investimenti pianificati.

E’ questo il sunto di quanto dichiarato da Sergio Marchionne, l’amministratore delegato del gruppo Fiat, in riferimento alle polemiche di questi giorni che anticipano la consultazione che avverrà tra gli operai dello stabilimento torinese, nei giorni di giovedì e venerdì.

Marchionne ha aggiunto anche che, nella scelta delle nazioni su cui puntare, «le possibilità  sono moltissime». Molti parlano già del Canada e degli Stati Uniti come probabili destinazioni.

A chi invece gli chiedeva un parere sulle polemiche divampate in Italia, tra le quali spicca la posizione molto rigida della Fiom secondo cui il modo stesso con cui è stato posto il referendum ha ben poco di democratico, il manager Fiat ha risposto in maniera decisa: «Non voglio entrare in polemica con Maurizio Landini (il segretario generale della Fiom, ndr), perché non risolviamo niente, ma è completamente impossibile discutere con qualcuno che consideri qualsiasi cosa che facciamo noi illegittima, finanche il referendum voluto dai sindacati».

Nei giorni scorsi, Landini si era espresso sulla questione considerando un «ricatto» quello proposto dalla Fiat  e aggiungendo che «in Italia si vota solo quando decide Marchionne. La democrazia funziona solo quando lo dice lui e quando la gente non può dire di no». Di ricatto aveva anche parlato Nichi Vendola che, intervistato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa, aveva sottolineato come il fatto di proporre il referendum agli operai di Mirafiori fosse un modo, anche mal celato, di imporre una volontà già decisa facendo leva sulle paure di chi, temendo di perdere parte del proprio lavoro, sarebbe costretto ad accettare qualsiasi soluzione.

L’intervento di Marchionne a Detroit è stata anche l’occasione per comunicare il nuovo spirito imprenditoriale del gruppo Fiat, sempre più pronto a farsi largo nel mercato globale: «Non si vende niente, assolutamente niente, chiuso il discorso Ferrari e quello di Iveco, teniamo stretto tutto a cominciare dall’Alfa Romeo”. Anzi, l’amministratore delegato è proiettato sul futuro che potrebbe vedere nuove acquisizioni da parte di Fiat: «se Volkswagen volesse cedere le sue attività nei camion, Fiat Industrial sarebbe un potenziale acquirente».

Ma per ora a Torino si pensa a tutt’altro.

Nella foto: il presidente Usa, Barack Obama in compagnia di Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat.

S. O.