Sfiducia a Bondi, si vota a fine mese. Rutelli: “Mozione giustificata”

Sfiducia a Bondi: l’ultima settimana di gennaio sarà quella decisiva. Saranno i giorni, infatti, nei quali verrà discussa la mozione di sfiducia al ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, come stabilito oggi la conferenza dei capigruppo della Camera.

Ministro – dato da voci di corridoio più che fondate come futuro dimissionario – al quale l’avvicinarsi della votazione non va giù. E che attacca l’opposizione: ”Nel Pd ormai, come conferma oggi Rutelli e dimostra il caso d’Alema, sono diventati dei nicodemiti. Solo negli incontri privati hanno il coraggio di confessare cio’ che negano pubblicamente in maniera perfino brutale. Naturalmente in questo modo li nobilito, perche in realta’ sono solo degli uomini che rinunciano semplicemente all’altezza dei veri sentimenti e alla serieta’ delle vere imprese politiche” afferma.

Il ministro poi bolla come grave ferita istituzionale la presunta riunione avvenuta nell’ufficio del presidente Fini. “Se fosse vero  che nel corso dell’incontro svoltosi questa mattina nell’ufficio del Presidente della Camera, non solo si sarebbe discusso di mettere a punto, come riferiscono alcune agenzie di stampa, le prossime mosse del Terzo polo dopo la ripresa parlamentare, ma addirittura la posizione da assumere sulla mozione di sfiducia presentata dal Pd nei miei confronti, considererei anche questa vicenda come una grave mancanza di rispetto, quanto meno formale, del ruolo delle istituzioni”.

“Naturalmente, considerato che ormai in Italia – conclude Bondi – la convenienza politica momentanea fa agio su ogni questione di principio, anche questa denuncia cadrà nel vuoto, ma in compenso tutti potranno esercitarsi nel facile gioco di chiedere le mie dimissioni“.

Rutelli, in giornata, a nome di Alleanza per l’Italia aveva mosso per primo contro il ministro in casa Terzo polo, esortando i centristi a predisporre “un’autonoma e motivata mozione di sfiducia”. Una scelta – ha spiegato – “pienamente giustificata dal bilancio disastroso di questi due anni e mezzo di governo della cultura e dalle indisponibilita’ del ministro a mettere in causa il proprio ruolo politico per forzare l’ostilita’ del ministro Tremonti e ottenere le risorse indispensabili per garantire il livello minimo della tutela del patrimonio”.

v.m.