Educazione sessuale nelle scuole: Italia all’ultimo posto


In seguito alle parole di Benedetto XVI sull’educazione sessuale, ci si interroga, in Italia, sulla totale mancanza di una preparazione per gli studenti.

Al primo giorno di scuola, soprattutto di liceo, abbiamo ascoltato discorsi appassionati di docenti che declamavano i successivi 5 anni come i più importanti, la fase di transito che ci avrebbe trasformati in persone adulte. Avremo poi sicuramente ascoltato qualche austera professoressa di matematica precisare che, statisticamente, la nostra permanenza in classe sarebbe corrisposta ad una grande fetta delle nostre vite, relativamente al periodo.

L’importanza attribuita alla scuola, dal lato umano, tiene poco conto di uno degli aspetti che meglio caratterizzano e scandiscono le varie fasi della crescita: la sessualità.

Papa Benedetto XVI ha definito l’educazione sessuale “contro la fede”, ma, almeno in Italia, nessuno rischia di ascoltare una lezione che abbia il sesso come argomento principale, perché il programma scolastico è totalmente sprovvisto di tale speciale materia.

I dati di fatto di una legge ferma in Parlamento al 1975 stridono con una recente indagine statistica condotta dalla Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia, secondo cui il 64% degli studenti delle scuole superiori vorrebbe un corso di educazione sessuale a scuola, e il 44% ne parlerebbe volentieri in casa.

La coordinatrice dei corsi di educazione sessuale per l’Aied, Anna Sampaolo, spiega: “Siamo di fronte ad un pericoloso salto all’indietro perché sempre più scuole ci chiedono i nostri corsi, ma sempre meno istituti possono finanziarli. Parlare di sessualità ai bambini e agli adolescenti è sempre stato difficile in Italia, nonostante l’enorme interesse che poi questi incontri suscitano, e l‘impossibilità di varare una legge che ne promulgasse l’insegnamento a scuola ne è la prova più evidente. Ma fino a qualche anno fa molti presidi riuscivano a mettere in piedi seminari e lezioni, oggi non più. Invece la cosa più bella è che in questi incontri si discute di affettività, di relazioni tra maschi e femmine, di rispetto per il proprio corpo, di sesso certo”.

La coordinatrice ricorda un annoso problema, quello dei fondi, a causa dei quali molti corsi sono stati eliminati. Conseguenza (poco) logica: perché finanziarne altri mai introdotti prima?

Carmine Della Pia