Estradato Prudentino, boss della Sacra Corona Unita

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Si trova ormai in Italia, nel carcere di Rebibbia, il boss della Sacra corona unita estradato questa mattina dall’Albania. Albino Prudentino è arrivato scortato dagli agenti dell’Interpol su un volo di linea dell’Alitalia, atterrato alle 7.37 all’aeroporto di Fiumicino. Arrestato il 29 settembre del 2010 nel corso dell’operazione “Calipso”, il boss è indagato per associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti ed estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.

L’operazione “Calispo”, condotta dai carabinieri del Ros e dalle forze speciali della polizia albanese, era scattata alle quattro di mattina del 29 settembre scorso, consentendo la cattura di altri nove boss della Sacra corona unita. Gli arresti sono il risultato delle indagini condotte fin dal 2007 sul clan Vitale di Mesagne, facente capo ad Antonio Vitale. L’uomo è considerato un “esponente di vertice della Sacra corona unita brindisina e diretta emanazione del capo storico Pino Rogoli”. L’accusa per gli arrestati è quella di aver ricostruito la struttura di vertice della Sacra corona unita fondata da Giuseppe Rogoli, loro punto di riferimento.

L’organizzazione criminale aveva gradualmente esteso la sua attività da Mesagne ai comuni di Ostuni, Oria e Ceglie Messapica. Il territorio era stato suddiviso in aree d’influenza, ognuna delle quali affidata a un gruppo affiliato, con un raggio d’azione ben delimitato e un referente per ciascuna località. Era inoltre stata esclusa la possibilità di reclutamento in zone diverse da quelle controllate, in modo da evitare l’insorgere di tensioni. Il gruppo gestiva un imponente traffico di cocaina, servendosi di due autonomi canali in Piemonte e Calabria per i rifornimenti. La droga veniva poi distribuita in Puglia ed Emilia Romagna. L’organizzazione era coinvolta anche nel controllo di centri scommesse online e di sale da gioco. Inoltre, Prudentino è ritenuto responsabile, insieme al latitante Daniele Vicientino, di un’estorsione ai danni dei titolari di una società di scommesse di Ceglie Messapica, costretti a versare 10mila euro all’anno.

m.e.t.