Milano, a scuola di “sopravvivenza” tra freddo e calcinacci

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:36

Ambienti umidi, infissi marci, pareti scrostate e soffitti cadenti. La descrizione qui abbozzata non si riferisce a un rudere scampato ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, ma a uno dei 6 istituti milanesi attenzionati dal Coordinamento “Una crepa in Comune”. Di cosa si tratta? Di un gruppo di genitori che – dopo aver preso visione dello stato fatiscente delle aule quotidianamente frequentate dai loro figli – hanno deciso di mobilitarsi per chiedere all’amministrazione comunale un intervento considerato improcrastinabile.

Il problema è che dal Comune, come è facile immaginare, hanno risposto che i soldi scarseggiano e che gli interventi richiesti non possono essere realizzati in tempi stretti. Cosa fare allora? Le mamme e i papà hanno deciso di attivarsi personalmente per rendere più confortevoli (o semplicemente meno squallidi) gli ambienti in cui i loro figli sono costretti a trascorrere almeno 5 ore della loro giornata. E’ questo, in sintesi, il contenuto della bella videoinchiesta realizzata da Il Fatto Quotidiano; un’istantanea impietosa della scuola italiana, provata non soltanto da riforme più o meno condivisibili, ma anche da disattenzioni architettoniche che rischiano di compromettere l’incolumità degli studenti.

Nei corridoi della scuola media “Cassinis” di Milano, la colonnina del termometro non riesce a superare i 9 gradi, negli spogliatoi dove le ragazze si cambiano prima di andare in palestra, i pannelli crepati dalle infiltrazioni di acqua piovana non sono ancora stati sostituiti, mentre il soffitto della biblioteca è pericolante e rende poco gradevole (e sicuro) la permanenza nella stanza dei libri.

Ma quello della “Cassinis” non è un caso isolato, per quanto – anche per ammissione del Comune – sia stato riconosciuto come il più grave: “Si tratta di una scuola prefabbricata – spiega il padre di uno studente – che dovrebbe essere abbattuta perché non conviene ristrutturarla”. In pratica l’edificio versa in condizioni talmente gravi che la stessa amministrazione comunale preferirebbe raderlo al suolo piuttosto che avventurarsi in una ristrutturazione complessa e lunghissima.

Se si fa un giro nei sei istituti milanesi coinvolti nel progetto “Una crepa in Comune”, sarà poi facile imbattersi in infissi di legno marci, in banchi e sedie traballanti, in intonaci scrostati e in vistosi buchi alle pareti interne ed esterne degli edifici. Una scuola da incubo verrebbe da pensare, che ha spinto i genitori a organizzarsi prima che sia troppo tardi. E allora giù con i pennelli in mano a imbiancare i muri, a pulire le aule trascurate, ad acquistare i materiali che la scuola non riesce a garantire (saponi e carta igienica in primis, ma mancano anche strumenti tesi a mettere in sicurezza alcuni ambienti) e a montare tende nelle altissime finestre in modo da creare un minimo di protezione dal freddo che si insinua tra uno spiffero e l’altro.

Manca completamente la coibentazione – lamenta una promotrice del Coordinamento riferendosi ancora alla “Cassinis”- e qualche tempo fa sono stati operati dei rilievi su una vetrata dell’edificio per sospetta presenza di amianto. Aspettiamo ancora di conoscere l’esito degli esami”.

“Investiamo il 30% del bilancio nell’edilizia scolastica – ha spiegato l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Bruno Simini – Quest’anno abbiamo stanziato 30 milioni di euro e altri ne stanzieremo, ma a Milano ci sono più di 500 scuole e una su quattro ha più di 40 anni. Partiamo dai cedimenti – ha concluso Simini – e dagli edifici in cui piove dentro“. Come dire, al peggio non c’è mai fine.

Maria Saporito

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