“Ogni cosa alla sua stagione”, il nuovo libro di Enzo Bianchi

“Vivere, infatti, è duro, bisogna imparare a vivere come si impara un mestiere.  Occorre soprattutto esercitare la pazienza, accettare la fatica come il prezzo di tutto ciò che si acquisisce in umanità, non aver paura di vivere l’amore anche quando presenta la faccia del sacrificio per l’altro… sì, per  amore ci si può sempre curvare, sapendo che comunque la vita ci curva e che ognuno se ne va portando con sé un segreto: come ha potuto trovare senso nella propria esistenza. ” (Enzo Bianchi, Ogni cosa alla sua stagione)

Piacevole ed in equilibrio tra la leggerezza e la ponderatezza è il nuovo libro di Enzo Bianchi “Ogni cosa alla sua stagione”. Per coloro che hanno trovato ne “Il pane di ieri” del 2008 un’interessante lettura, Bianchi compone un altro scritto di memorie, dove l’autore sembra non lasciare mai solo il singolo lettore, caro destinatario della sua esperienza. Un’esperienza innanzitutto raccontata più che mostrata, offerta in capitoli brevi che sono attraversati dallo scorrere sotterraneo della riflessione. Durante il suo raccontare, infatti, Bianchi tiene vigile la propria umanità che si assume la responsabilità di quanto sta comunicando all’altro.

“Ogni cosa alla sua stagione” e non “ogni cosa ha la sua stagione”: ci si inciampa anche dopo aver finito la lettura sul titolo traditore scelto da Bianchi. E, invece, l’autore vuole che un scivoloso “alla” prenda il posto del perentorio “ha” e lasci al lettore una frase ellittica di verbo. E così, invece di un’affermazione che ha il suono del monito castrante (“le minigonne non sono per le signore” o “non sei ancora pronto per questo”), il libro di Bianchi si veste di un titolo dolce del richiamo di un ordine ritmico, dove il tempo riavvicina a sé le cose e le elargisce, con ordine, all’uomo.

E Bianchi non delude l’aspettativa di dolcezza del lettore quando a piene mani gli dà il profumo delle piante aromatiche  che fioriscono in estate, o il gusto caldo del vino che si prepara in autunno. Al tempo e al ricordo si accosta un terzo “personaggio”, che apre e chiude l’opera: la cella. Enzo Bianchi, priore della Comunità Monastica di Bose, narra dell’esperienza della cella del monaco, inspessendo, in apertura e in chiusura, il messaggio del libro.

“Ogni cosa alla sua stagione” di Enzo Bianchi è una buona lettura invernale.

Enzo Bianchi
Ogni cosa alla sua stagione
Einaudi
17,oo 

Giulia Antonini