Caso Ruby, la reazione di Berlusconi: magistrati invidiosi e sovversivi

Nella giornata decisiva per il futuro degli operai di Mirafiori, una notizia ha fatto capolino nella scena nazionale, conquistando di prepotenza l’attenzione del Paese intero, maggiormente incuriosito dalle paillettes di certi abiti indossati da certe, occasionali frequentatrici delle ville che contano, che dal blu profondo delle tute dei metalmeccanici. Il Caso Ruby è ieri tornato ai fasti della cronaca politica, riaprendo un capitolo che – secondo il sentore comune – potrebbe questa volta portare con sé conseguenze pesanti per il presidente del Consiglio.

Invitato dai pm di Milano a comparire in una data compresa tra il 21 e 23 gennaio per “difendersi” delle ipotesi di reato formulate contro di lui (“concussione” e “prostituzione minorile“), Silvio Berlusconi ha ieri consegnato un audiomessaggio ai Promotori della Libertà, nel tentativo di allontanare da sé le ombre scure insinuate sulla sua condotta personale. Almeno presso i suoi più convinti sostenitori. “Nulla ho da temere da processi francamente assurdi nel merito – ha scandito ieri il premier – Così assurdi da essere incredibile il fatto che molti magistrati abbiano dedicato e dedichino tanto tempo e tante risorse a vicende francamente ridicole. Io non vedo l’ora di difendermi in tribunale da accuse tanto assurde”.

“Mi aspettavo francamente – ha continuato il presidente del Consiglio – che dopo la sentenza della Corte Costituzionale (sul legittimo impedimento, ndr), per ricominciare, attendessero almeno una settimana. Invece i pm di Milano non hanno resistito e la sera stessa mi hanno mandato il loro biglietto di auguri per il nuovo anno. Ho dedotto che sono invidiosi – ha rincarato Berlusconi – e che mi fanno i dispetti per non essere stati invitati anche loro. Si sono inventati il reato di cena a casa del presidente del Consiglio. Però ci sono delle persone contente – ha scherzato il premier – sono i miei avvocati. Sono sicuri che con me non gli mancherà mai il lavoro“.

Una difesa intrisa di forzata ironia, con la quale il Cavaliere ha tentato di dissimulare la preoccupazione per una vicenda che potrebbe rivelare particolari imbarazzanti e svelare abitudini indifendibili. Ma nella comunicazione destinata ieri ai Promotori della Libertà, il premier non è retrocesso di un solo millimetro ed ha, anzi, rimarcato l’esigenza di consegnare un messaggio chiaro alle toghe politicizzate: “È necessario intervenire con urgenza – ha detto – per evitare che certi magistrati possano impunemente violare la privacy dei cittadini comprimendo la loro libertà”. Una missione che il premier si augura di portare a termine nel minor tempo possibile, consapevole del fatto che, dopo il parziale “stop” imposto dalla Corte costituzionale al “legittimo impedimento“, i procedimenti intentati contro di lui potrebbero ripartire entro tempi stretti.

“Se volessi prendere sul serio un’iniziativa che seria in realtà non è – ha continuato il Cavaliere – direi che si è superato ogni limite e che alcuni magistrati che non potrebbero neppure indagare per ragioni di competenza funzionale e territoriale stanno tentando di sovvertire le regole fondamentali della democrazia. I magistrati che mi hanno infangato – ha aggiunto – non hanno mai pagato dazio. E’ in atto una evidente persecuzione politica da parte dei magistrati di sinistra sostenuti dalla sinistra politica, una persecuzione che si è articolata su 105 indagini e in 28 processi, il record assoluto credo di tutta la storia dell’uomo in qualunque Paese del mondo”.

“Questi processi – ha spiegato Berlusconi – hanno impegnato i miei difensori in 2.560 udienze, con più di 1.000 magistrati intervenuti con un costo, per me, di oltre 300 milioni di euro in avvocati e consulenti e credo con un costo di pari importo per lo Stato e quindi per i contribuenti”. Un esborso oneroso, di cui potremmo volentieri fare a meno. Insomma – pare essere la conclusione di Berlusconi – se non volete farlo per me, fatelo almeno per il vostro portafogli. Ma noi rimaniamo aggrappati a quel desiderio rivelato ieri dal premier con grande trasporto: “Non vedo l’ora di difendermi in tribunale da accuse tanto assurde”. Anche noi.

Maria Saporito