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MotoGp, pagelle: Hayden ritrova il sorriso con Ducati

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Cominciamo la parte conclusiva di queste pagelle 2010 con il pilota Ducati Nicky Hayden. Debuttante nel 2003 con la Honda ufficiale, l’americano è riuscito negli anni a divenire uno dei protagonisti del motomondiale grazie al suo talento e forza di carattere. Una combinazione che nel 2006 (grazie anche alle sfortune di Valentino), lo hanno portato sino al titolo mondiale. Il problema è che da lì in poi è iniziato il tracollo, prima con la perdita del numero uno sulla carena poi con il licenziamento della casa giapponese. Solo la casa di Borgo Panigale gli ha dato fiducia, e dopo una stagione di adattamento è finalmente tornato l’americano estroverso e sorridente di un tempo.

Ricerca della messa a punto

Hayden può essere l’esempio più lampante della difficoltà di adattamento che si ha quando si decide di passare da una moto giapponese alla complicata e scorbutica Desmosedici. Nel 2009 non è mai riuscito a trovare feeling con la nuova moto, lottando incessantemente per tutta la durata del campionato  e rimanendo sempre nelle posizioni da fondo classifica. I parametri e set-up usati erano totalmente diversi rispetto a quelli finora usati, e per essere veloci anche con la moto italiana occorreva cambiare impostazione di guida. L’americano non si è arreso e pian piano ha mutato il suo modo di stare in sella, cercando un compromesso che lo potesse far tornare nel gruppo dei migliori. Inoltre anche la Ducati ha deciso di rivedere la sua metodologia di lavoro, creando una Gp10 più versatile e attuando anche vere e proprie rivoluzioni in termini di sviluppo ed assemblaggio. Fattori che hanno reso, per la prima volta, la Desmosedici meno cattiva e più propensa ad essere  addomesticata da piloti che non fanno solo Stoner di cognome. Per questo la casa italiana si merita un 8. Il progetto era competitivo e le idee davvero buone ed innovative. Un prezioso passo in avanti che alla fine ha convinto anche Rossi a sposare i colori dell’azienda bolognese.

Comportamento in qualifica

Trovata una moto molto più facile da guidare, Hayden è riuscito a segnare tempi interessanti, facendo vedere al mondo intero che Kentucky Kid era tornato. Le prestazioni in qualifica il più delle volte svelavano quale era il vero potenziale in possesso. In certi circuiti il ritmo era ottimo, consentendogli di staccare crono molto bassi sino a raggiungere anche la seconda o terza fila. Altre volte invece il lavoro di messa a punto non era riuscito ed allora toccava partire da metà gruppo, costringendo pilota e tecnici ad un lavoro extra per non rimediare clamorosi distacchi, sopratutto da Casey Stoner, il più delle volte imprendibile. Non si è raggiunti quindi una stabilità e perfetta sintonia con il mezzo, ma il passo in avanti vi è stato e questo è stata la cosa importante, sia per lui che per il team stesso.

Comportamento in gara

Un punto di forza che lo ha sempre contraddistinto negli anni è certamente quello della forza di carattere. Ove il suo talento non arriva, ci pensa la sua fame di vittorie e ferma convinzione a dare quel qualcosa in più. E quest’anno in più di una volta ne abbiamo avuto la riprova. Le prime tre gare sono state costruite grazie ad una totale sicurezza in sé e voglia di ritornare protagonista della classe regina, i bei recuperi volti a rimediare da una qualifica tutt’altro che felice e sopratutto il non timore nel duellare contro campione del calibro di Lorenzo e Rossi. Bellissima la sfida (poi vinta) contro lo spagnolo della Yamaha, che li è valso il suo unico podio del 2010, senza contare la sfida in Australia proprio contro Valentino. Non sarà un campione assoluto, ma grinta ed energie di certo non mancano.

Pressione psicologica

I veri campioni, oltre ad essere terrificanti in pista, sono sempre tranquilli mentalmente e capaci a gestire con serenità anche le sfide più difficili. Una caratteristica che non dipende in alcun modo dal carattere individuale, e Hayden ne sa qualche cosa. Nonostante di indole sia sereno e pronto ad accettare ogni nuova sfida con il giusto ottimismo, neppure lui è riuscito a sopravvivere all’immane peso di essere campione del mondo della classe regina. Dal momento che il numero uno è apparso sul suo cupolino è iniziata la lenta ma irrefrenabile discesa, che non solo lo ha privato del titolo ma anche di una moto dato che la Honda nel 2008 ha rescisso il suo contratto. Solo adesso è tornata un po’ di luce nel suo mondo grazie alle ottime prestazioni con Ducati, ma il suo più grande difetto rimane quello di essere troppo debole a livello psicologico.

VOTO

Un pilota di alto livello che certamente merita di gareggiare in MotoGp ma non un campione assoluto. Hayden conquista per sincerità nei modi e sorriso sempre presente e rivederlo di nuovo sereno ogni volta che sale in sella è una fatto prezioso ed importante. A Borgo Panigale ha trovato una nuova famiglia ed un affetto sincero, ingredienti che hanno permesso la rinascita. Il voto finale è un 7, oltre la sufficienza ma il giusto lontano dalla perfezione. Il 2011 lo vedrà ancora una volta con il team ufficiale, ad aiutare e consigliare però un certo Valentino Rossi, il pilota che ha letteralmente rivoluzionato la squadra italiana. Il suo compito sarà quello di rendere il nuovo progetto il più competitivo possibile, aiutando il nove volte campione del mondo a rendere la Ducati davvero una moto perfetta. Un obbiettivo non semplice, che Nicky certamente seguirà con la stessa grinta di sempre. Vedremo quale sarà il giudizio della pista.

Riccardo Cangini