Rinvio a giudizio per De Magistris. L’ex pm: Sono sereno

Arriva dalla Procura di Roma la richiesta di rinvio a giudizio recapitata all’europarlamentare dell’Idv, Luigi De Magistris. Ad anticipare la notizia è stato lo stesso dipietrista, che ha ieri postato sulla sua bacheca di Facebook un laconico messaggio: “Prendo atto della richiesta di rinvio a giudizio avanzata nei miei confronti dalla Procura di Roma”. Il motivo? Secondo quanto ipotizzato dai pm capitolini, l’ex magistrato avrebbe fatto ricorso a tabulati telefonici (forniti dal consulente Gioacchino Genchi) in maniera illecita, senza cioè usufruire della necessaria autorizzazione che avrebbe dovuto concedergli la Camera dei Deputati.

Più precisamente: l’accusa formulata dai magistrati romani ai danni di Luigi De Magistris è quella di “abuso d’ufficio”, nello specifico “per aver acquisito i tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza averne richiesto l’autorizzazione preventiva alla Camera”.  I fatti contestati all’esponente dell’Idv risalgono al periodo in cui era titolare dell’inchiestaWhy Not“, che tentava di fare luce su presunti illeciti nella gestione di alcuni fondi pubblici in Calabria.

Sotto la lente dell’ex togato prestato alla politica finirono anche l’ex premier, Romano Prodi, e l’ex Guardasigilli, Clemente Mastella. La loro posizione venne però archiviata per decisione dei magistrati della Procura generale che evidenziarono come, dagli accertamenti compiuti dal Ros, era emerso che il consulente di De Magistris, Gioacchino Genchi, aveva “elaborato i tabulati di traffico telefonico di utenze riconducibili al Senato, alla Camera, alla presidenza del Consiglio, a ministri, alla Direzione nazionale antimafia, a direzioni di partiti politici, ad amministratori comunali e finanche a numerazioni private di magistrati“. Un numero altissimo di “intercettazioni”, insomma, che secondo i magistrati furono effettuate senza la concessione della necessaria autorizzazione.

Ma il dipietrista appare tutt’altro che preoccupato: “Sono sereno – ha dichiarato – Mi recherò in tribunale e davanti ai giudici mi difenderò con una disposizione d’animo assolutamente serena perché sono certo della correttezza del mio operato e perché credo nella giustizia. Proverò che il reato contestatomi – ha proseguito – non ha nessun fondamento di verità. Solo un magistrato suicida, infatti, avrebbe potuto pensare di acquisire i tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza autorizzazione della Camera”.

Ma i detrattori più intransigenti del dipietrista gli rimproverano già la scarsa coerenza con i severi dettami previsti dal codice etico del suo partito che, all’articolo 2, vieta che un iscritto, candidato o eletto dell’Idv possa mantenere l’incarico “quando sia stato emesso decreto che ne dispone il giudizio”.

Maria Saporito