Ruby shock: Ho avuto paura che mi uccidessero

Gli anglofoni le chiamerebbero rivelazioni hot quelle che Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori, avrebbe fatto a Vanity Fair e che il settimanale diretto da Luca Dini  pubblicherà tra qualche giorno.

Stavolta, però, il termine “caldo” non farebbe riferimento ad alcun  festino a luci rosse, né al lettone di Putin o ai consigli del presidente Silvio Berlusconi – dati in passato ad altre donne che hanno frequentato le sue stanze da letto, come Patrizia D’Addario -su come godere a pieno della propria sessualità.

Le confidenze di Ruby, la giovane marocchina che ha portato al presidente del Consiglio l’ennesima grana legale con annessa indagine per concussione e prostituzione minorile, tratterebbero ben altro e nello specifico il timore avuto negli scorsi mesi di fare una brutta fine.

Ruby non utilizza mezzi termini: «Ho avuto paura di essere ammazzata. Ho temuto di poter fare la fine della transessuale di Roma».

L’allusione, nemmeno tanto vaga, dell’appena maggiorenne Karima è rivolta al caso che nel 2009 sconvolse la politica e che portò l’allora governatore della regione Lazio, Piero Marrazzo, a rassegnare le dimissioni: la vicenda riguardò un giro di prostituzione e droga, nella quale si trovò invischiato anche Marrazzo. Tra i testimoni dello scandalo vi fu una transessuale, Brenda era il suo nome, che dopo qualche tempo perse la vita in un incendio all’interno della propria abitazione.

Sin da subito quell’incidente, nonostante la volontà palese  di molti – tra diretti interessati e non – di archiviare il tutto come una triste tragedia, sembrò avere una dinamica misteriosa. Era stata davvero una fatalità a mettere la parola fine all’esistenza di Brenda o qualcuno aveva avuto interesse a chiudere la bocca, una volta per tutte, a quella trans che rischiava di mettere sottosopra buona parte dell’establishment politico – istituzionale?

Il riferimento di Ruby diventa pregnante di significato: una ragazza che, come tante altre, vive ai margini ma che porta dentro di sé un forte desiderio di ottenere quella fama – che porta, sì,  soldi ma anche la sensazione non meno importante di essere vive all’interno della società dell’apparire – entra dentro il sistema del potere, lo seduce, lo sfiora per poi uscirne dalla porta secondaria, sbattuta fuori dal bisogno di mantenere una facciata da buona borghesia, dove i peccati si fanno ma nessuno deve saperlo. E per mantenere quel decoro che la società italiana, in tutta la sua profonda decadenza, pretende, per portare avanti un gioco fatto di ipocrisia e perbenismo, qualsiasi mezzo diventa lecito.

Machiavelli parlava di ragion di stato, oggi si parla di lenzuola. Ma sempre esigenze sono.

Rimane da capire se quella della Ruby che, oltre al cuore, rischia di rubare ben altro al presidente Berlusconi sia stata una paura reale di chi ha fatto andare, per l’ennesima volta, in cortocircuito il sistema del potere o una semplice trovata per cavalcare l’onda della gloria mediatica, rinvigorita dall’inchiesta partita ieri dalla Procura di Milano.

La tragica parabola politica di Silvio Berlusconi, dopo l’Eros, avrà anche la sua dose di Thanatos?

Nella foto: un dipinto di John William Waterhouse dal titolo Hypnos e Thanatos

Simone Olivelli