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Clamoroso Sakineh, sospesa anche la sentenza di impiccagione

La sentenza di condanna a morte per impiccagione di Sakineh Mohammadi Ashtiani sarebbe stata sospesa.

Questa la notizia che è trapelata sui media iraniani, secondo cui a comunicare la decisione dell’annullamento della pena capitale ai danni della donna, la cui condanna aveva fatto montare un caso internazionale con la richiesta quasi unanime, da parte di tutti gli Stati, della sospensione della condanna, sarebbe stato un membro del parlamento di Teheran.

La motivazione che ha portato a fare dietrofront farebbe riferimento al fatto che la donna «è stata perdonata dai figli».

Sakineh, come tutti ricorderanno, era stata in un primo momento condannata alla lapidazione per adulterio e per essere stata complice dell’omicidio del proprio marito. Questa prima pena fu sospesa negli ultimi mesi dello scorso anno come conseguenza della mobilitazione di larga parte della società civile internazionale e delle dichiarazioni di numerosi capi di governo nel mondo occidentale. Ma sulla donna pendeva ancora la sentenza di impiccagione.

Secondo quanto reso noto dall’agenzia Reuters, in una lettera indirizzata alla neo Presidente del Brasile, Dilma Rousseff, il capo della commissione parlamentare iraniana sui diritti umani, Zohre Elahian, ha reso noto la decisione, precisando che «sebbene la sentenza di lapidazione non sia stata ancora eseguita, l’impiccagione è stata sospesa grazie al perdono dei suoi figli».

La relazione tra Iran e Brasile è da intendersi nell’ambito dei rapporti iniziati lo scorso anno tra i due paesi, specialmente in campo economico.

In passato lo stesso ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, si era mostrato interessato alle sorti di Sakineh dichiarandosi disponibile a offrirle asilo politico, ma la vicenda era stata tenuta a bada dai membri del governo guidato da Mahmud Ahmadinejad, sostenendo che Lula non era a conoscenza della totalità dei fatti accaduti.

Per la cronaca, la condanna per Sakineh sarebbe stata tramutata in dieci anni di carcere.

S. O.

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