Home Sport Motori MotoGP, pagelle: arriva Spies, il timido “Texas Terror”

MotoGP, pagelle: arriva Spies, il timido “Texas Terror”

Il pilota timido e silenzioso alla fine è riuscito a portare una vera e propria rivoluzione all’interno della MotoGp. Un arrivo trionfale ed una crescita decisa. Ben Spies si è presentato come campione della Superbike, sbalordendo per velocità e grinta oltre per quello strano modo di guidare con i gomiti larghi. E’ entrato facendo il meno rumore possibile, fedele al suo carattere timido ed introverso. Il problema che con addosso casco e tuta diviene l’oramai celeberrimo “Texas Terror“,  predatore della pista e furioso combattente. La Yamaha ha scelto bene ed ora si gode il suo nuovo pupillo portandolo nel team ufficiale assieme al campione del mondo Jorge Lorenzo. Un binomio interessante e forte, l’unico in grado di non far rimpiangere (forse) l’addio di Valentino Rossi. Analizziamo quindi la fulminante scalata dell’americano, capace in un solo anno di divenire uno dei piloti più promettenti nella massima categoria motociclistica.

Ricerca della messa a punto

L’impostazione e il primo impatto si è capito che era subito vincente. Nonostante Spies aveva già alle spalle ben tre titoli mondiali nella Superbike americana ed uno in quella mondiale (vinto al primo tentativo), non ha mai cercato set-up estremi o impostazioni particolari che si adattassero al suo stile di guida, bensì ha riscritto completamente il suo modo di affrontare le curve, iniziando un lavoro di profondo rinnovamento che è costato fatica e pazienza. Le moto prototipi sono ben diverse dalle derivate e Ben ha dovuto studiare questo nuovo mondo, umile ed attento come qualsiasi debuttante. Solo verso la fine della stagione il lavoro era quasi completato, ed ecco arrivare precise indicazioni per rendere la moto più facile da portare al limite. I risultati parlano da soli. Un lavoro davvero intelligente e completo, capace di fargli scoprire quasi tutti i segreti del mestiere in appena un anno di permanenza.

Comportamento in qualifica

In Superbike Spies aveva letteralmente strabiliato gli appassionati per la sua capacità nel giro veloce, una vera e propria abilità nel dare il massimo in pochi momenti che gli garantiva crono bassi e il più delle volte irraggiungibili. Anche in MotoGP ha mantenuto questa caratteristica, ma il livello decisamente più alto della competizione non gli consentiva la conquista di posizioni da vertice. Contro gente come Stoner, Pedrosa, Lorenzo e Rossi occorre non solo essere veloci ma anche perfetti sia come feeling del mezzo sia come messa a punto, e qui ovviamente vi erano dei problemi dovuti all’inesperienza e il poco lavoro costruito sopra la nuova moto. Eppure molte volte il suo nome ha preceduto nomi di piloti ben più esperti come Edwards o De Puniet, segno che la velocità vi era, occorreva solo raffinare il tutto. Strabiliante la pole guadagnata ad Indianapolis, tracciato ove il pilota vantava maggiore conoscenza rispetto agli avversari. Nel 2010 troppe novità l’americano ha dovute assorbire e comprendere per essere davvero competitivo, ma dalla prossima stagione la situazione è destinata a cambiare radicalmente.

Comportamento in gara

Autore di una sessione di qualifica davvero solida, in gara ha alternato week-end positivi a momenti difficile e in salita. Si parte dal clamoroso debutto (quinto in Qatar), per poi vivere Gp difficili con due ritiri frutto di eccessiva foga e voglia di gareggiare. Segua una lenta ripresa con il primo podio (terzo in Inghilterra), e poi un periodo di leggere inflessione ove si sono evitate cadute ma molte volte si è sofferto la concorrenza dei colleghi in pista. Ed è forse proprio in questo momento che Spies ha tracciato i suoi limiti e ha compreso appieno le potenzialità sue e del mezzo. Ha diminuito la foga e la voglia di vincere per studiare la situazione, preparando una solida base ove poi appoggiare tutto il successivo lavoro. Ed infatti dalla pole e il secondo posto di Indianapolis è stato un continuo crescendo, sino all’ottimo periodo finale ove è stato capace di tenere il ritmo dei migliori. Annata quindi preziosa come insegnamento ma allo stesso tempo ricca di emozioni e soddisfazioni. Un percorso pulito ed intelligente, che li ha permesso la conquista del titolo “rookie of the years”. E siamo solo all’inizio.

Pressione psicologica

Un campione di Superbike parte sempre svantaggiato rispetto ad altri debuttante della classe regina. Sulle sue spalle vi è l’intenzione di dimostrare che un campione delle derivate può vincere anche nei prototipi, oltre all’attenzione certamente maggiore da parte di pubblico e stampa. Ed è per quello che molte volte questo passaggio di categoria non si è rilevato vincente come nei propositi (basti vedere Bayliss, Toseland, Edwards). Anche Spies correva lo stesso identico rischio, ma conscio di ciò non ha cercato la competitività immediata, bensì ha imparato pian piano, prendendosi i giusti tempi e accontentandosi di piazzamenti non degni di un campione del mondo. Una strategia che è servita da scudo, proteggendo la sua crescita professionale e aggiungendo valore ai podi conquistati. Oltre alla velocità vi è anche bravura nella gestione emotiva, fattori basilare per un top rider della classe regina. Yamaha ha visto tutto questo è l’averlo promosso nel team ufficiale è il giusto premio che si merita.

VOTO

Timido, silenzioso, veloce e solido. Ecco come Ben Spies si è presentato e costruito all’interno di questa sua nuova avventura. Un mix che finora si è rilevato vincente, consentendogli già dopo un solo anno l’approdo nel box campione del mondo, avendo a disposizione la moto più forte e competitiva nel campionato. Un bel successo ma anche una grossa responsabilità. Adesso i tifosi e i giornalisti lo vedono calato nel ruolo dei migliori, ed ovviamente i risultati in pista dovranno rispecchiare tali premesse. Magari non vincere iil mondiale, data la vicinanza di un certo Lorenzo che porta sul cupolino il numero uno, ma vincere qualche gara ed essere sempre nel gruppetto dei migliori, aiutando la Yamaha a dimenticare in fretta quella storia d’amore scritta e vissuta con Valentino. Il 2011 quindi è un’altra annata delicata per l’americano, ma se continuerà su questa strada  i sorrisi non tarderanno ad arrivare. 8 è il voto finale. L’inizio è stato elettrizzante e quindi è dovere riconoscere e congratulare, ma ora bisogna per forza di cose chiedere conferme. E solo i veri campioni vi riescono.

Riccardo Cangini