Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica Venezia, libri al rogo? Fa discutere la proposta dell’assessore alla Cultura

Venezia, libri al rogo? Fa discutere la proposta dell’assessore alla Cultura

Avere la tessera di un partito che partito non è, dove ogni cosa è propagata dalla volontà del Leader e ha senso se, e solo se, può compiacere quest’ultimo o tutt’al più  agevolarne le beghe legali, deve essere davvero frustrante.

Di conseguenza diventa anche comprensibile il moto d’orgoglio che porta periodicamente alcuni tra questi politicanti a sforzarsi nel partorire un’idea, una proposta, qualsiasi cosa che possa dare l’impressione a chi assiste a tale teatrino di trovarsi davanti a figure indipendenti e autonome. Esseri pensanti.

La vita del politico pidiellino medio – nella speranza che la megalomania di Silvio Berlusconi nell’immaginare un nuovo partito dal nome Italia non ci costringa un giorno a trovare un demonimo che fugga via dallinquietante “italiani” – dunque non deve essere per niente facile, specialmente se si vive in un Paese che risulta essere ancora democratico. Tuttavia è altrettanto vero che non tutto può essere accettabile con l’infantile giustificazione: ho bisogno di dimostrare che ci sono anch’io, ve ne prego.

Ed ecco il quesito che si presenta a chi di mestiere dovrebbe informare: rendere noto un possibile sproloquio oppure fare in modo che, in nome della libertà di espressione, l’esuberanza parecchio post-adolescenziale di alcuni trovi la sua insperata cassa di risonanza, concedendo loro così il palcoscenico per qualche giorno?

La nostra scelta è ricaduta sulla seconda opzione. Pur consapevoli, infatti, della precarietà di certe posizioni all’interno di un contesto democratico e pluralista – qualora ci fossero stati dei cambiamenti sulla natura della nostra Costituzione, qualcuno ci informi -, riteniamo che affrontare le seguenti aberrazioni sia il modo migliore per sperare che esse trovino, nella loro pubblicazione, la conferma della loro natura politica e sociale. Ovvero, boutade o poco meno.

E allora che si apri il sipario su Raffaele Speranzon.

Mestrino, classe ’71, Speranzon ha un passato nel fu Msi e nella biografia – probabilmente scritta da sé – che compare sulle pagine del sito del comune di Venezia ci si premura a dire che fin da giovane prese parte a decine di assemblee presso le scuole della provincia. Incontri a cui, si specifica, spesso non era stato invitato. Ecco, qualcuno penserà che basterebbe questo per farsi un’idea dell’opportunità di un personaggio come Speranzon.

Oggi, l’aitante Raffaele – che per prestanza fisica potrebbe sembrare uno di quelli attori da soap opera all’italiana e dunque perfettamente inserito nel target preso di mira dai talent scout Pdl – riveste il ruolo nientepopodimeno di assessore alla Cultura della provincia di Venezia e nelle ultime ore è salito alla ribalta per una proposta che ha lasciato molti a bocca aperta: attuare un vero e proprio boicottaggio delle opere di tutti quegli scrittori che nel 2004 firmarono una petizione per il rilascio «del’assassino Cesare Battisti».

L’arguto Speranzon ha proseguito dichiarando: «Scriverò agli assessori alla Cultura dei comuni del veneziano perché queste persone siano dichiarate sgradite e chiederò loro, dato anche che le biblioteche civiche sono inserite in un sistema provinciale, che le loro opere vengano ritirate dagli scaffali: è necessario un segnale forte dalla politica per condannare il comportamento di questi intellettuali che spalleggiano un terrorista».

L’assessore veneziano ha anche precisato che ogni Comune potrà decidere di comportarsi in piena autonomia, intimando però che ognuno «dovrà assumersene le responsabilità».

Nella speranza che siano davvero tutti quelli che si assumeranno le responsabilità del caso che lo scrittore francese Serge Quadruppani ha definito come l’espressione di una «imbecillità fascistoide» davanti a cui «si resta ammutoliti» paragonando, inoltre, lo scenario descritto da Speranzon più simile all’attuale Tunisia, governata da Ben Ali, piuttosto che all’Europa figlia dell’Illuminismo e della Resistenza, bisogna dire che l’idea ha già ricevuto l’appoggio del Coisp, ovvero un sindacato delle Forze di Polizia.

Ed è così che torna alla mente il romanzo Fahrenheit 451, scritto da Ray Bradbury ed edito nel dopoguerra, dove tra le competenze affidate ai gestori dell’ordine pubblico vi era anche quella di bruciare i libri, poiché vigeva il reato di lettura mentre, secondo la legge, tutti i cittadini avrebbero dovuto informarsi esclusivamente tramite la tv.

Il romanzo fantascientifico di Bradbury è ambientato in un imprecisato futuro.

Che quel tempo sia giunto?

Nella foto: una scena tratta dal film Fahrenheit 451 di François Truffaut

Simone Olivelli