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Bagnasco, segnali d’insofferenza? “Vita sia coerente con la fede”

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Che la Chiesa scarichi il Cav? Le dichiarazioni di monsignori e prelati non collimano, troppo spesso, malgrado la stampa in qualche modo “ufficiale” – tra Famiglia Cristiana e Avvenire, abbia già espresso “sconcerto”. Certo, tutte da registrare sono le parole dell’arcivescovo di genova Angelo Bagnasco. Non solo un arcivescovo, ma il presidente della Cei, al conferenza episcopale italiana. Il capo, dei vescovi.

“Quando una persona ha il nucleo familiare certo e stabile e ricco d’affetti come un focolare, dove riscaldare le proprie fatiche e trovare attenzione, allora il lavoro diventa più facile e più bello”, ha detto ieri a Sestri Ponente, nella basilica dell’Assunta per celebrare la festa di San Sebastiano, il santo patrono dei vigili. “A volte ho l’impressione che tutti siamo tentati dall’abitudine, facciamo l’abitudine a tutto, anche al male. Ma l’abitudine sta all’origine di certe crisi familiari, non si può fare l’abitudine a chi ci sta accanto nell’amore: non è scontato, è un dono”.

Una vita “coerente”, è l’invocazione contenuta nell’omelia. “La testimonianza della fede per un buon cristiano si può dare attraverso la coerenza della vita. Possiamo avere tante soddisfazioni nella vita, grandi cose, ma se non abbiamo pace interiore tutto il resto serve a nulla o a poco perché ci sentiremo sempre insoddisfatti, inquieti e sempre alla ricerca di altro. Cerchiamo di essere coerenti con la nostra fede”.

Bagnasco ha poi messo in rilievo – non a caso? – “il modo particolare che ci tocca a tutti per essere testimoni della fede: e’ cercare la’ dove siamo, in famiglia, con gli amici o nella societa’, di essere presenze di comunione e di unita’. E per creare comunione e unita’ è necessario rispettarci e valorizzarci a vicenda, lasciando perdere l’invidia, la gelosia, il risentimento e il rancore che sono istinti umani ma che chiedono un supplemento di buona volonta’ e grazia per poter essere uomini e donne di comunione e di unità”.

Interpretazioni tutte da ricercare, in questo messaggio. E in quello finale. “La felicità che nasce dal fatto che tutto vada bene secondo il criterio umano, è una felicità fragile, debole e spesso vuota”.

v.m.