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Caso Ruby, i primi malumori nella Chiesa: “La Cei smetta di appoggiare il Governo”

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I recenti sviluppi dello scandalo Ruby, che vede coinvolto il premier Silvio Berlusconi con la pesante accusa di prostituzione minorile, danno origine ai primi disturbi all’interno dell’ambiente cattolico.

A storcere il naso è soprattutto il movimento di riforma cattolico ‘Noi Siamo Chiesa‘, che chiede ai vertici ecclesiastici nazionali una ”radicale presa di distanza dal Governo presieduto da Sivio Berlusconi”.  ”Le notizie relative al nuovo scandalo che coinvolge il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi – si legge nel comunicato del movimento cattolico – hanno sconcertato, per la loro gravità, anche tutto il mondo cattolico, compresi quei settori abitualmente poco attenti alle vicende della politica. Si stanno diffondendo un enorme disagio e un forte disgusto che vanno ben al di là degli aspetti strettamente giuridici della vicenda, relativi cioè al fatto se egli sia o non sia responsabile dal punto di vista penale. Il disordine morale, che è emerso, testimonia di un costume, fondato su una cultura ed una pratica, che esaltano il culto dell’immagine, del denaro, del sesso nelle sue dimensioni più utilitaristiche. Vengono irretite giovani ragazze, viene oltraggiata la donna, il corpo della donna ed ogni nobile normale sentimento nel rapporto tra uomo e donna”.

Per ‘Noi Siamo Chiesa’, ”di fronte alla gravità dei fatti e al diffuso profondo malessere che essi hanno determinato, le informazioni ufficiose (‘Avvenire’ e l’agenzia SIR) di ieri e di oggi sostengono che bisogna fare ‘chiarezza’. A nostro giudizio – si legge ancora nella nota – è già del tutto chiara questa specifica vicenda. Ma è ancora più chiaro da molto, troppo tempo (e oggi ancora più di prima) il rapporto di ripetuto, pubblico, sostanziale appoggio che la Segreteria di Stato e la Presidenza della Cei hanno offerto, anche molto recentemente, a chi guida l’attuale Governo”.

Per questo il movimento, ”facendo sua un’opinione crescente anche in ambito ecclesiale, domanda alle gerarchie della Chiesa cattolica di affermare con tempestività ed assoluta chiarezza il dovere, politico e morale, del presidente del Consiglio di presentarsi, senza accampare scuse, di fronte ai magistrati: per difendersi, se lo potrà, o per accettare la pena, se condannato per aver corrotto minorenni”.

‘Noi Siamo Chiesa’ chiede, dunque, ”alle gerarchie ecclesiastiche, da subito, l’atto di coraggio evangelico di interrompere il rapporto di sostanziale alleanza con questo Governo”. ”Questa decisione – è scritto nel comunicato – deve essere fondata su una nuova consapevolezza, quella di aver sempre taciuto di fronte al malgoverno e ad una serie ininterrotta di scandali, paghe del ‘piatto di lenticchie’ offerto loro, in questi anni, dal governo di questo presidente del Consiglio autoproclamatosi, senza mai essere autorevolmente smentito, interprete e messaggero dei ‘valori cristiani’. Oggi sono necessarie, da parte della Santa Sede e della CEI, parole inequivoche e scelte conseguenti, lasciando da parte, finalmente i sussurri diplomatici o i contorcimenti verbali per occultare la cruda realtà”.

”Comunque – concludono da ‘Noi Siamo Chiesa’ -, senza aspettare prese di posizione ufficiali, noi speriamo vivamente che tanti soggetti ecclesiali (parrocchie, associazioni, ordini religiosi, stampa, teologi e teologhe, singoli vescovi) esprimano, nelle forme più diverse, un’indignata reazione di fronte al degrado morale che è sotto gli occhi di tutti, e che umilia l’Italia“.

Che ne è dei tanti sponsor del ‘Family Day’?“, chiedono gli autori del documento di protesta, concludendo: “L’indignazione morale non ha bisogno del via libera da Bertone o da Bagnasco. Lo esige la dignità; lo esige l’Evangelo”.

Raffaele Emiliano

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