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MotoGP, pagelle: talento e debolezze in stile Stoner

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Chiudiamo queste pagelle del 2010 con un’altro personaggio chiave della stagione motoristica appena conclusa. Un pilota dal talento sopraffino, forse davvero il migliore al mondo, ma indifeso contro il suo misterioso carattere e comportamento. Parliamo del centauro australiano Casey Stoner, il fulmine rosso che più di una volta ha segnato prestazioni da fenomeno puro ad errori clamorosi, inutili e fatali sia per il mondiale che per il suo morale. Dopo un 2007 ove sistematicamente stracciava record e piloti, tra cui il binomio Yamaha-Valentino, continua la serie di stagioni negative dove l’avversario più forte continua ad essere lui stesso. “Solo Stoner può battere Stoner afferma un noto giornalista del motomondiale, e frase più azzeccata non vi è. Cerchiamo di capire il perchè di questa assurda ma veritiera situazione.

Ricerca della messa a punto

Filippo Preziosi ha ammesso pubblicamente che Casey Stoner è sprecato come pilota. Una frase però che non deve essere letta in maniera negativa, tutt’altro. Oltre ad essere mostruosamente competitivo, Casey possiede una sensibilità incredibile, un sesto senso sopraffino che si attiva automaticamente ogni volta che sale su una moto ed abbassa la visiera del casco. Controlla ogni movimento del mezzo, ne capisce il significato e ai tecnici espone con precisione cosa c’è che non funziona. Un fatto che più di una volta ha lasciato basiti i tecnici di Borgo Panigale, visto che al minimo cambiamento di settaggio l’australiano percepiva immediatamente se il lavoro andava nella giusta direzione o meno, senza dover fare tante ed inutili tornate. Un metodo di lavoro singolare come singolare è il suo modo di guidare. Ogni volta chiede set-up particolari ed unici, che mal si sposano con gli altri piloti Ducati. E’ per quello che sino ad ora l’unico a rendere vincente la moto italiana è stato lui. Una estrema personalizzazione del mezzo che però non ha giovato ai fini del risultato, visto che l’avventura a Borgo Panigale si è chiusa con un solo mondiale vinto nonostante il potenziale fosse molto maggiore.

Comportamento in qualifica

Stoner conosce due regole: Gas chiuso, Gas aperto. Non esistono vie di mezzo o strategie da seguire. O tutto o niente. Lo si nota nelle prove libere ma sopratutto lo si scopre in qualifica. Se Casey si sente in forma e la moto risponde fedele ai suoi comandi, nessuno, e ripeto, nessuno può riuscire nell’impresa di precederlo. Già dopo pochi minuti dall’inizio della sessione la prima posizione e conquistata, e il tutto rimarrà immutato sino alla fine. Piccoli e breve uscite che però fanno scendere il giro record del circuito, costruendo un solco abissale con tutti gli altri piloti. Se invece vari problemi tecnici  non consentono una perfetta armonia, allora il monopolio termina e la sfida si fa molto interessante. Però difficilmente il suo nome sarà fuori dai primi quattro o cinque. Stoner è velocità pura, e chi vuole conquistare la Pole Position deve per forza vedersela con il suo talento.

Comportamento in gara

Un solo obbiettivo: correre. Il semaforo si spegne e l’istinto quasi selvaggio di Stoner prende il sopravvento. Lo scatto dalla griglia è bruciante e la rincorsa verso il trionfo furiosa. Ma è proprio in questi momenti che il meccanismo mostra tutta la sua debolezza. L’australiano non contiene la sua foga, né se deve recuperare posizioni né se brama al gradino più alto del podio. Spinge, frena al limite, derapa, e molte, troppe volte cade. Quanti trionfi sicuri sono stati gettati al vento per una sua caduta proprio nei momenti iniziali, quanti preziosi punti per il mondiali perduti in quei pochi secondi. Se tutto fila per il verso giusto allora diviene una lepre imprendibile oppure un avversario difficile da superare (ne sa qualcosa Valentino nel duello in Germania), ma se si vuole vincere un titolo in MotoGp occorre essere tanto veloci quanto costanti e l’unica soluzione per certi errori è quella di placare i bollenti spiriti e pensare, cambiare l’approccio psicologico, costruire un nuovo pilota sempre veloce ma più consapevole del limite.

Pressione psicologica

Ed è qui che si cela il lato oscuro, quell’ombra talmente fitta che lo stesso pilota teme e scaccia dai pensieri. Se la situazione si evolve nei migliore dei modi e nel cammino non si incontrano ostacoli allora Stoner dà il meglio di sé, divenendo quel pilota imbattibile in stile 2007. Ma se la moto accusa problemi di set-up o gli avversari creano eccessiva pressione, ecco che il week-end si tramuta in un periodo nero ove tutto il lavoro ed il talento viene vanificato. Vi è una mancanza cronica di auto-controllo, una protezione dagli eventi mediatici, una convinzione personale che non gli faccia soffrire la sfida con altri piloti o incappare in clamorosi errori e distrazioni. Se a livello prettamente competitivo il risultato certe volte supera l’eccellente, per quanto riguarda la parte interna e delicata della mente vi è molto da lavorare. Chissà se il passaggio alla Honda e il ritorno con l’amico/mentore Livio Suppo siano davvero in grado di farlo passare al livello successivo, creando una macchina perfetta, inarrestabile, temuta da tutto e tutti.

VOTO

Un pilota particolare, un protagonista che fa discutere, innamorare o infuriare. Questo è Casey Stoner. Accento tipicamente australiano e gran sorriso, disponibile con tutti ma estremamente privato, dannatamente veloce e debole. O tutto o niente appunto. La MotoGP si è assicurata per molti anni un personaggio di spicco che rende la competizione molto più accattivante (tranne nelle sue lunghe cavalcate solitarie), e i piloti hanno capito di avere a che fare contro un talento assoluto, capace di andare forte con qualsiasi mezzo, basta che abbia un motore e delle ruote. Il 2010 però non può essere catalogata come positivo e quindi il voto è 6. Troppe occasioni sprecate, troppe debolezze mostrate, troppo margine di crescita. I livelli di eccellenza sono ancora lontani e Casey deve assolutamente capire di cosa ha bisogno per raggiungere la completezza, sia professionale che interiore. Sopra quell’Honda tutta nera e arancione forse scopriremo un nuovo pilota, parente stretto di quello che conosciamo ma cresciuto e molto, molto più forte. Vedremo cosa ci riserverà il futuro, sicuri di vivere comunque una annata capace di entusiasmarci per l’ennesima volta.

Riccardo Cangini

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