‘Il modello Marchionne e l’indignazione operaia’: lettera Fiom A. Merloni di Nocera Umbra

A pochi giorni dal referendum di Mirafiori, che, come tutti sanno, ha dato come esito la vittoria del fronte del sì, ossia la parte dello stabilimento favorevole alla nuova strategia della Fiat, i delegati della Fiom Cgil dell’Antonio Merloni di Nocera Umbra, fabbrica facente parte al gruppo industriale fabrianese, dal 2008 travolto dalla crisi, hanno scritto una lettera (di seguito riportata) proprio in merito all’esito della suddetta consultazione. Il testo in questione, dal titolo ‘Il modello Marchionne e l’indignazione operaia’, denuncia e critica i metodi imposti dall’amministratore delegato del Lingotto e esprime tutto il disappunto in riferimento ad una democrazia definita “a rischio”.

Contro di noi operai è in atto una vera e propria persecuzione, mentre la Democrazia è a rischio. Noi delegati Fiom Cgil della Antonio Merloni di Nocera Umbra ne siamo convinti. Basta ascoltare le dichiarazioni del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, che diceva qualche giorno fa: “Fiat fa bene ad andarsene se non passa il sì al referendum”.

E’ sotto gli occhi di tutti che se in Italia ci sono soggetti perseguitati, con sempre minori diritti e maggiori doveri, questi sono gli operai ed in particolar modo i lavoratori che sono nelle linee di montaggio. In questi giorni stiamo assistendo ad un tifo da stadio, chi sostiene Marchionne, perché porta lavoro e chi è contro Marchionne perché uccide diritti e democrazia. Ma questa è una gara insensata, perché è ovvio che tutti siamo per l’investimento, ci mancherebbe altro, ma non accettiamo i metodi imposti per (forse) ottenerlo.

Quindi 2 sono le cose che da lavoratori condanniamo fortemente:
1. La mancata trasparenza e l’incertezza sull’investimento. I sindacati firmatari dell’accordo (quindi non la Fiom), il Governo (impegnato in altre misere vicende in questo momento), ma anche i maggior partiti di opposizione, dicono ora, dopo il referendum, che Marchionne deve rispettare quanto sottoscritto e deve far conoscere il reale piano industriale di Fiat. Ma questa “apertura al buio”, come si dice in gergo pokeristico , noi la giudichiamo da pazzi. Dopo quanto accaduto parlare di se, di ma, di forse, ci fa capire che il valore economico di un operaio metal meccanico è pari a 0 euro (morto un papa se ne fa un altro). D’altronde a qualcuno piace dire che ‘gli italiani certi lavori non li vogliono più fare” e che quindi è meglio farli fare a lavoratori stranieri, che sono ‘più flessibili’ e ‘meglio disposti’ (cioè più poveri).
2. Come rappresentanti sindacali vediamo nell’abolizione dei diritti un sopruso tale da lasciare ogni singolo lavoratore alla mercè dei datori dei lavori e peggio ancora dei loro sottoposti. Per chi come noi in catena di montaggio ci è stato tanti anni, è facile capire che che un ulteriore inasprimento delle condizioni di lavoro sia semplicemente impensabile. Ma visto che molti parlano per sentito dire e spesso confondono i fischi con i fiaschi, un esempio lo vogliamo fare: nella catena di montaggio della Merloni, come tutti sanno, si producono elettrodomestici, ed in particolar modo i frigoriferi, e il passaggio tra un pezzo ed un altro per l’assemblaggio avviene ogni 28 secondi. In quel brevissimo intervallo il lavoratore non sta lì a contare i pezzi che passano, ma deve fare alcune operazioni, che necessitano una elevata manualità e per la maggior parte richiedono l’uso degli utensili. Tali condizioni creano, nel breve e medio periodo, dei danni fisici che spesso non si risolvono con interventi chirurgici, e lasciano al lavoratore traumi tali da ridurlo nella condizione di inabile al lavoro. Una condizione che non auguriamo a nessuno, anche se a questi “signori ben pensanti” chiediamo di cercare di immaginare un loro figlio o un nipote che dopo alcuni anni di lavoro si trova impossibilitato a stringere un bicchiere tra le mani.

Da delegati Fiom-Cgil ringraziamo i lavoratori della Fiat per il loro coraggio , lo abbiamo fatto per Pomigliano, ed ora lo facciamo per Torino. Circa 2500 operai tra uomini e donne su oltre 5000 hanno detto no ad un accordo ricatto, che offriva loro o il licenziamento o la sudditanza. Quel 46% di no (che sale al 50% se si considerano i soli operai) sarà un macigno sullo stomaco per chi da oggi in poi dirigerà le operazioni dell’investimento.

La partita dunque, è tutt’altro che persa, e lotta, quella vera, per la difesa dei diritti, dei salari, della dignità dei lavoratori e della democrazia, sta tornando a crescere. Lo sentiamo anche intorno a noi.E anche all’interno della nostra organizzazione, chi all’inizio ha fatto orecchie da mercante sul modo in cui Cisl e Uil stavano stravlgendo il ruolo del sindacato, ora dovrà ravvedersi.
Nocera Umbra, 19 gennaio 2011
Delegati FIOM-CGIL A.MERLONI

Mauro Sedda