Indagato Denis Verdini, avrebbe emesso fatture false.

Emissione di fatture false per operazioni inesistenti. Questo il capo di accusa che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Denis Verdini, coordinatore nazione del Popolo delle libertà, da parte dei magistrati della Procura di Firenze.

Le fonti giudiziarie chiariscono che la vicenda è inserita nell’ambito delle indagini riguardanti il Credito Cooperativo Fiorentino, ovvero la banca guidata fino alla scorsa estate da Verdini.

Il nome del coordinatore del Pdl era già sbucato fuori a metà dello scorso anno – e questi stessi sviluppi giudiziari sono ricollegabili a quella vicenda – nell’ambito della cosiddetta nuova P2, dai media ribattezzata, poi, come loggia P3.

Tra i primi a parlare di loggia massonica fu il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che espresse a favore di un procedimento nei confronti di Verdini per violazione della legge Anselmi sulle società segrete.

Si sospettava infatti che il politico originario di Fivizzano insieme ad altri esponenti della politica e della giustizia come Marcello Dell’Utri, già condannato in appello a 7 anni per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, Giacomo Caliendo, sottosegretario alla Giustizia , Arcibaldo Miller e Antonio Martone, entrambi magistrati, oltre ad Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi, avesse operato in segreto con l’obiettivo di fare pressioni affinché la Corte Costituzionale desse parere favorevole – e così, poi, non fu – sul lodo Alfano che avrebbe stoppato i processi alle più alte cariche dello Stato, tra cui Silvio Berlusconi.

Come riferito dall’agenzia Agi, «risultano indagati, in questo filone, anche Gian Paolo e Pier Ettore Olivetti Rason, avvocati fiorentini, Niccolo’ e Andrea Pisaneschi, legali senesi, e l’avvocato Marzio Agnoloni».

Gli studi legali di tutti i suddetti sono stati sottoposti a perquisizione nella giornata di martedì scorso.

S. O.