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Cuffaro non favorì la mafia. L’accusa chiede riduzione della pena

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La vicenda giudiziaria di Totò Cuffaro potrebbe avere una sorpresa proprio nel rush finale. L’ex governatore della regione Sicilia si trova ad affrontare il terzo grado di giudizio in un processo che lo vede condannato in appello a sette anni per favoreggiamento aggravato nei confronti della mafia e rivelazione di segreto istruttorio.

Durante la requisitoria, il procuratore generale, Giovanni Galati, ha chiesto ai giudici di rivedere la condanna ai danni del politico siciliano poiché non esisterebbero le prove per dimostrare la volontà di Cuffaro «di aver voluto favorire il sodalizio mafioso, nella figura del boss Guttadauro».

A tal punto, rimarrebbe in piedi soltanto l’accusa di favoreggiamento semplice del manager della sanità siciliana, Michele Aiello, reato, però, che essendo stato compiuto nel 2003, cadrà in prescrizione il prossimo aprile.

All’udienza del processo presso la Seconda sezione penale della Cassazione non hanno potuto accedere le telecamere delle testate giornalistiche televisive, come conseguenza delle decisione presa dal presidente del collegio, Antonio Esposito, e successiva al parere negativo dello stesso procuratore generale, Galati.

Si concretizza così l’ennesimo colpo di scena di una vicenda che da anni si trascina per i tribunali siciliani, proiettando la sua ombra lungo tutto il corso della politica siciliana e non solo.

Salvatore Cuffaro, da molti soprannominato come Totò Vasavasa, è attualmente senatore della Repubblica e negli ultimi mesi dello scorso anno si è fatto notare per aver ufficializzato una scissione all’interno dell’Udc, il partito con cui fu eletto nel 2008, a cui conseguì la fondazione di un nuovo partito, I popolari di Italia Domani, che fin dal primo momento ha dichiarato il proprio sostegno all’attuale governo Berlusconi.

Positive le prime reazioni provenienti dagli avvocati difensori di Cuffaro: «Siamo parzialmente soddisfatti della requisitoria del Pg della Cassazione Galati. Noi daremo battaglia fino alla fine con tutti i nostri motivi di ricorso, non solo su quelli relativi all’aggravante mafiosa: ma il giudizio del Pg, che ha ritenuto inesistente il favoreggiamento a Cosa Nostra, è già un bel risultato!»

S. O.