E la Bongiorno scrisse alla Repubblica: Berlusconi ha ferito tutte noi

A scrivere oggi un’accorata lettera su La Repubblica è stata Giulia Bongiorno, esponente di punta di Fli e presidente della commissione Giustizia della Camera. Come molte altre donne politiche, anche la Bongiorno ha sentito il bisogno di esprimere la sua opinione sul cosiddetto Rubygate ed, esulando dagli aspetti squisitamente giudiziari, ha voluto consegnare ai lettori del noto quotidiano le sue ferme considerazioni sulla vicenda.

“Nelle aule di Milano – ha scritto la finiana – si discuterà se Silvio Berlusconi abbia o meno consumato i reati di prostituzione minorile e di concussione, ma non erano necessarie le vicende sottostanti a queste contestazioni, né una sentenza, per conoscere la sua opinione sulle donne. Un’opinione che, se non ha rilevanza penale – ha precisato la Bongiorno – ha tuttavia un’enorme rilevanza politica”.

“Un’opinione da lui stesso espressa in modo inequivocabile con battute, barzellette, colloqui pubblici e privati – ha continuato la nota penalista – Un’opinione già delineatasi attraverso le dichiarazioni di Veronica Lario, quelle più recenti di Barbara Berlusconi (due testimoni molto attendibili), le vicende di Noemi Letizia e Patrizia D’Addario, nonché attraverso la singolare questione di alcune donne prima forse inserite nelle liste delle candidature alle Europee del 2009 e poi da quelle liste sicuramente scomparse”.

“Quello che Silvio Berlusconi sembra maggiormente apprezzare nel genere femminile – ha osservato la Bongiorno nel suo intervento pubblicato su La Repubblica – è l’avvenenza, al punto da far passare in secondo piano requisiti di ben altro spessore; ancora meglio, poi, se a un aspetto fisico di un certo tipo si accompagnano giovane età, accondiscendenza e disponibilità ad abdicare al proprio spirito critico”.

Di fronte a tutto questo, ha continuato il presidente della commissione Giustizia della Camera, non si può scompostamente invocare il diritto alla privacy. “Lo stile e la filosofia di vita di un uomo che riveste la carica di presidente del Consiglio – ha scritto – non possono non ripercuotersi sulla vita pubblica. Lo dimostra il fatto che Berlusconi, con le sue parole e i suoi comportamenti, ha inferto una ferita a tutte le donne italiane: alle donne che studiano e lavorano (spesso percependo stipendi inadeguati o, come nel caso delle casalinghe, senza percepirli affatto), a tutte noi che facciamo fatica un giorno dopo l’altro; alle donne che per raggiungere ruoli di rilievo non soltanto a certe feste non ci sono andate, ma – ha aggiunto l’esponente di Fli – hanno semmai dovuto rinunciare a vedere gli amici”.

“A quante, invece di cercare scorciatoie – ha continuato la Bongiorno –  hanno percorso con dignità la strada dell’impegno e del sacrificio. E a coloro alle quali è stato chiesto, più o meno esplicitamente, di scegliere tra vita privata e vita pubblica, perché conciliare un figlio con il successo sarebbe stato troppo difficile: con il risultato che hanno rinunciato alla maternità o che ci sono arrivate – ha sottolineato la finiana – ben oltre il momento in cui avrebbero voluto. A ciascuna di loro, nel momento in cui le donne vengono scelte e ‘premiate’ in base non al merito ma a qualcos’altro che con la professionalità, l’impegno, l’intelligenza ha poco o nulla a che fare – ha denunciato la penalista – è stata riversata addosso l’inutilità del suo sacrificio“.

Da qui l’appello lanciato all’universo femminile: “Sono le donne – ha scritto la Bongiorno – che per prime devono farsi forti della loro dignità e della consapevolezza del loro valore, senza distinzione di età, credo politico, provenienza geografica, per esprimere a voce alta lo sdegno che questa mentalità suscita, ne sono sicura, nella stragrande maggioranza di noi. Se credono, gli uomini continuino pure ad ammirare e a sostenere Silvio Berlusconi – ha concluso – le donne, per favore, no”.

Maria Saporito