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Lega-Pdl, torna l’incubo del 1994

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Tra l’incudine e il martello, è lì che in questo momento si trova Berlusconi, e la situazione potrebbe peggiorare.
Il caso Ruby, l’intera opposizione, i giornali di tutto il mondo e il mondo cattolico da una parte, la Lega dall’altra.
Il partito di Bossi infatti potrebbe cambiare rotta passando da amico a nemico di Berlusconi.
O il federalismo o il voto, questo è divenuto il motto della Lega nelle ultime settimane, senza entrare nel merito delle ultime vicende del premier.
Bossi non vuole scuse o ritardi, vuole solo la riforma federale.

Oppure … oppure come nel 1994, quando la Lega fece cadere il governo Berlusconi portando il paese nelle mani del governo tecino Dini.
Ieri questo incubo del premier ha ripreso corpo, quasi all’improvviso, quando l’Associazione nazionale dei Comuni italiani da una parte, il Polo della Nazione dall’altra, hanno annunciato il no al pacchetto federalista assemblato da Tremonti e Calderoli. Una mossa a sorpresa, che a Palazzo Chigi nessuno si aspettava.
Sembrava tutto a posto diceva nel pomeriggio un ministro, il testo era stato concordato punto per punto con l’Anci, e mercoledì sera erano arrivate persino sollecitazioni dal Colle ad approvare in fretta i decreti. Poi tutto è cambiato, e non capiamo ancora il perché….

Allo stato attuale, con questo scarto terzopolista e con il passaggio di Mario Baldassarri all’opposizione, la maggioranza rischia di non avere i numeri per far passare i decreti delegati in Commissione Bicamerale. Sicuramente non li ha in Commissione Bilancio. Questo significa che il federalismo non verrà approvato senza un accordo tra i partiti.

Belrusconi ovviamente non può permettersi una mossa del genere, se i decreti attuativi non passeranno Bossi porterà il paese alle elezioni, togliendo di fatto la possibilità al premier di organizzare i prossimi scudi giudiziari.
Il Terzo Polo ha già fatto sapere che la riforma va cambiata, l’opposizione si pensa voterà compatta contro, la situazione non è delle più rosee, dato che il premier ha sì promesso che si sarebbe difeso in tribunale (non vedo l’ora) ma poi ci ha ripensato.

Matteo Oliviero