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Umbria: crisi senza fine, nel 2010 Cassa Integrazione vola al +94,85%

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I recentissimi dati elaborati dall’Osservatorio Nazionale sulla Cig della Cgil Nazionale, confermano una valutazione più volte sottolineata dalla Cgil dell’Umbria: ovvero che la crisi in questa regione colpisce proporzionalmente più di quanto non incida a livello nazionale. E ora tutti gli osservatori, dalla Banca d’Italia alla Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, sottolineano che la crisi del nostro Paese continua a prolungarsi anche per effetto dell’assenza di una politica di contrasto da parte del Governo nazionale.

I dati sull’Umbria dicono che nell’arco temporale dicembre 2009 – dicembre 2010 l’aumento della Cassa Integrazione è pari al 94,85%, rispetto ad una media nazionale del 31,68%. In particolare, mentre c’è una diminuzione nel ricorso alla Cigo del 25,36%, c’è un aumento della Cigs del 62,53% e soprattutto un aumento della Cigd (cassa integrazione in deroga) del 498%. I lavoratori coinvolti dalla Cassa Integrazione in Umbria sono 18.913, di cui 10.938 interessati alla Cigd. Mentre un elemento ancora più significativo è dato dalle posizioni di lavoro a 0 ore: nel territorio umbro sono 9.457 i lavoratori completamente fermi, di cui 5.469 interessati dalla Cigd.

Quindi, oltre alla tendenza molto netta che mette in evidenza un peggioramento della situazione economica della regione in questione sul versante del lavoro, e che rischia di essere accentuata nell’anno in corso, l’altro dato preoccupante è rappresentato dal fatto che 2/3 dei cassaintegrati umbri sono interessati alla Cassa in deroga, che ha avuto un calo repentino nel mese di dicembre, solamente perché c’è una diminuzione dei fondi dedicati a questo ammortizzatore sociale.

Proprio per la Cassa integrazione in deroga per il 2011 si presenta dunque il problema del rifinanziamento, “su cui il governo – affermano dalla Cgil dell’Umbria – non ha fornito le necessarie garanzie”. Inoltre, sono molti i lavoratori che continuano a non ricevere il contributo economico nei tempi previsti e lo stanziamento preventivato non copre i costi maturati.

Quindi, ribadiscono dall’organizzazione sindacale, “per il 2011 occorre fare in modo che la realizzazione del Piano per il lavoro che contrasta questa tendenza sia la priorità vera della nostra regione”. Dallo stesso sindacato, inoltre, sottolineano il fatto che, come dimostrano i dati sopracitati, “il cosiddetto modello Marchionne non solo lede diritti fondamentali, da quello di sciopero a quello della rappresentanza, ma non è assolutamente in grado di dare risposte ai problemi della crescita e di una nuova qualità dello sviluppo del nostro territorio”.

Mauro Sedda