Aeroporto Mosca, sospetti ed analisi di un attentato. E si trova “colpevole unico”

Sull’attentato all’aeroporto di Mosca Domodedovo, le autorità moscovite non possono certo srare a guardare, e già preannunciano guerra, e misure di sicurezza pesanti. Sconvolto si è detto il presidente russo Dimitri Medvedev, ed anche il premier Vladimir Putin ha promesso misure drastiche contro il terrorismo.

I fatti avvenuti, del tutto inaspettati ed improvvisi, dimostrano proprio a giudicare da queste caratteristiche che nel sistema di sicurezza vi sono falle che possono lasciar passare inosservati degli attentatori. A seguito dei fatti dell’11 settembre, ovvero immediatamente dopo, i controlli nei vari aeroporti di maggior importanza a livello mondiale (ma anche presso gli scali internazionali minori) sono diventati addirittura maniacali, per poi riassestarsi su posizioni di routine meno frenetica e meticolosa negli anni successivi.

Ma una cosa, Medvedev e Putin, hanno tenuto a prometterla: con gli attentatori, nessuna pietà. Sempre che si riesca a risalire ai mandanti, anche perché gli esecutori diretti erano in missione suicida, purtroppo, e non saranno di grande aiuto. Ma molte cose in questa vicenda sembrano darsi per scontate, e soprattutto molte accuse.

A 35 è rimasto il bilancio delle morti, a 100 circa quello dei ferimenti. Si pensa di prendere esempio dal modello proposto da Israele: quello degli scali blindati.

L’identità del responsabile materiale della strage si sta intanto delineando, e dai primi risultati si tratterebbe di un uomo sulla quarantina, bianco, “di aspetto europeo” (qualunque cosa voglia dire). La pista che si segue è quella caucasica, e ci sono, secondo le varie linee di pensiero della dietrologia che sempre accompagna certi infausti fatti, idee in giro di chi è pronto a giurare che l’attentato sarebbe stato organizzato (o per lo meno permesso) proprio dalle vittime proclamate, in modo tale da giustificare, come a volte nella storia succede, degli attacchi mirati e più aperti contro certi veri o presunti nemici. Ma questa è in parte fantastoria, no essendoci ancora nulla di verificato. Abbiamo di fronte gli esempi del passato, i fatti di Pearl Arbor in primis, ma nulla di più che lasci intravedere certezze riguardo queste piste ufficiose e per nulla ammesse dalle versioni ufficiali.

Le reazioni pubbliche del premier Putin e del presidente Medvedev, ad ogni modo, non possono che essere sconcertate. Unica giustificazione: si tratta del primo caso di attentato avvenuto in un aeroporto civile russo da parte di gruppi terroristici. Perché l’origine del fatto sarebbe comunque questa, come tutti sembrano dare per scontato in sede di commenti dal Cremlino, come in ambito decisionale, sempre dalla stessa provenienza.

Dure le parole di Putin, che sembrano “tagliate” apposta per arrivare dritte al cuore della massa colpita dallo sconvolgente avvenimento: “Si tratta di un crimine crudele e insensato, la punizione è inevitabile”, e specifica, il Premier: “Questi fuorilegge saranno giudicati, e coloro che cercheranno di opporsi saranno eliminati sul posto”. Toni che non ammettono repliche, è da notare.

“Il terrorismo rimane la minaccia principale per la sicurezza dello stato e di tutti i cittadini russi”, è stato uno dei commenti proferiti, dal canto suo, da Medvedev. Considerazione che suona anche un po’ stonata nel clima apprestato, dal momento che allo stesso tempo si cerca di “far passare” (secondo la pessima espressione in uso, che lascia intendere che il pubblico non abbia senso critico proprio) il messaggio secondo cui la sicurezza non era elevata perché non erano mai avvenuti attentati terroristici negli aeroporti civili, e nemmeno erano sospettati o temuti. Insomma, in sede di conferenza stampa, si sa, ci si giustifica sempre come si può, anche riportando e rimescolando tutto ed il contrario di tutto, pur di dare un po’ di sicurezza al pubblico davanti alle tv.

Il fatto avviene in un momento particolare per la storia russa: la ratifica in Russia del trattato sul disarmo nucleare. Si tratta del documento cui è stato dato il nome di Start, ed è stato redatto congiuntamente da Stati Uniti e Russia. Solo coincidenze probabilmente, come più sopra si accennava.

Intanto piovono anatemi anche sui responsabili della sicurezza aeroportuale: “La prevenzione è stata fallimentare, e dovranno risponderne”, sono le parole con cui ha tuonato Medvedev sul capitolo controlli.

E’ già gran pubblicità da brivido sulle prossime Olimpiadi invernali di Soci nel 2014, con tanto di commenti e discussioni a tre anni di anticipo dall’evento. Si smobilita già l’intelligence in queste ore, in vista di tale necessità.

Tranquilla la situazione dell’unico italiano rimasto ferito, Rosario Romano, che nei prossimi giorni lascerà già l’ospedale in cui è stato ricoverato.

Sandra Korshenrich