Delitto di via Poma: condannato Raniero Busco

Lo si attendeva da oltre vent’anni e poche ore fa è stato letto il verdetto sul delitto di via Poma: Raniero Busco è stato condannato a 24 anni per l’omicidio dell’ex fidanzata, Simonetta Cesaroni. Busco dovrà risarcire le parti civili in separata sede con una provvisionale immediatamente esecutiva: 100mila euro per la sorella di Simonetta e 50mila per la madre. Rigettata, invece, la richiesta di provvisionale avanzata dal Comune di Roma.

Nell’aula della terza Corte d’assise, ad ascoltare la lettura della sentenza, c’erano anche la moglie e il fratello di Busco. Molti gli amici e i famigliari che, al solo sentire la parola «condanna» si sono messi a urlare, a piangere e a contestare a gran voce la decisione della Corte. Soddisfazione, invece, hanno espresso i parenti di Simonetta: «Questa sentenza è la conferma della fiducia che noi non abbiamo mai perso nella giustizia, nelle istituzioni e nell’impegno dei pm in vent’anni di lavoro», ha dichiarato Paola Cesaroni, sorella di Simonetta. «Vivremo sempre nel dolore», ha detto dal canto suo Giuseppa De Luca, moglie di Pietrino Vanacore, portiere dello stabile di via Poma quando la giovane fu assassinata. L’uomo si è suicidato lo scorso marzo.

Raniero Busco, sorretto dalla moglie e dal fratello, è riuscito a stento a trattenere le lacrime: «Mi chiedo perché debba essere la vittima. Trovo tutto questo profondamente ingiusto – ha detto al suo difensore pochi minuti dopo aver abbandonato l’aula bunker di Rebibbia – dire che sono deluso – ha aggiunto – è poco. Davvero non me l’aspettavo una sentenza del genere».

Simonetta Cesaroni fu uccisa con 29 coltellate in via Carlo Poma 2, a Roma, il 7 agosto del 1990. Busco era l’unico imputato nel processo per l’omicidio. Secondo il pubblico ministero Ilaria Calò, ad inchiodarlo sarebbero le tracce di Dna trovate sul corpetto della ragazza e il reggiseno che indossava la vittima al momento dell’omicidio. Dalle perizie dei Ris di Parma, risulta infatti che il Dna è compatibile con quello dell’imputato. Ci sarebbe, inoltre, un Dna parzialmente compatibile con quello di Busco anche sulla porta della stanza in cui fu trovato il cadavere. Infine, come terzo elemento è stata presentata la traccia del morso riscontrata sul seno sinistro della vittima e coincidente con l’arcata dentale di Busco.

Maria Elena Tanca