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“Matrix”: l’annuncio di due sequel e le pillole rosse di Morpheus

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Nel 1999 i fratelli Andy e Larry Wachowski davano alla luce il primo capitolo della saga di Matrix, vero e proprio culto che ha raccolto fan in tutto il mondo miscelando ambientazioni cyber-punk, filosofia orientale e Platone. Poi l’arrivo di due sequel (Matrix Reloaded e Matrix Revolution) che hanno deluso le aspettative di quasi tutti gli estimatori e un cartone, Animatrix, di grande pregio ma poco conosciuto dal grande pubblico. Secondo alcune voci ora Andy e Lara (cioè Larry, che nel frattempo, ha cambiato sesso e nome) starebbero programmando altri due sequel del film. Ma sono le voci sentite nel sonno da qualche esaltato che ha voluto burlarsi dei media di tutto il mondo, perché si tratta di una notizia completamente falsa.

La favola era pressapoco questa. Keanu Reeves – memorabile protagonista della saga nei panni di Neo -, trovatosi a Londra per un incontro pubblico alla “London school of performing Arts university”, avrebbe confessato di essersi recentemente seduto a tavolino con i fratelli Wachowski, i quali gli avrebbero detto di avere pronto il trattamento per due nuovi episodi di Matrix (4 e 5) da girare in 3D. I due registi – sempre secondo questa storiella di fantasia – avrebbero anche intenzione di consultare James Cameron, considerato un maestro e pioniere del 3D dopo il successo planetario del suo Avatar.

A sentirla così sembra una di quelle voci che fanno venire l’acquolina in bocca a tutti i fan della saga. Peccato però che Keanu Reeves in quei giorni non fosse a Londra, la scuola in questione abbia un nome diverso (e delle casse ben lontane dal potersi permettere un ospite come Reeves) e la Warner Bros. abbia negato tutto. Allora perché tanto trambusto? Perché qualche buontempone firmatosi El Niño ha lasciato sul sito Ain’t It Cool News un post in cui raccontava questa favola, poi raccolta – e il perché è tutto da capire – dalla quotatissima rivista britannica Empire Online (alla faccia del giornalismo inglese vecchio stampo, tutto “fatti e poche chiacchiere”). Da lì la cosa è rimbalzata attraverso la rete e non solo, finendo anche su alcune testate italiane (Libero, La Stampa online, Tgcom). Fino alla smentita del sito Badtaste.it, che facendo alcune verifiche ha svelato l’ennesima bufala mediatica dell’era web 2.0. Insomma, non c’era bisogno delle pillole rosse di Morpheus per scoprire la verità: bastavano un paio di telefonate.

Roberto Del Bove