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Un’importante scoperta archeologica sull’isola di Creta retrodata la presenza dell’homo sapiens sapiens

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In una piccola località della Creta sud-occidentale, Plakias, un’equipe greco – americana ha riportato alla luce una gran quantità di materiale litico, composto da oltre duemila pietre lavorate, tra piccole asce, raschiatoi, perforatori, scalpelli. A riferire l’importante scoperta, l’archeologo italiano di origini belga Louis Godart, che sulle pagine dell’Osservatore Romano ha dichiarato come il ritrovamento sia destinato a rivoluzionare le conoscenze pregresse sul più lontano passato del Mediterraneo.

A colpire l’attenzione degli studiosi non è tanto l’abbondanza del materiale ma la sua datazione: sono due, infatti, gli strati archeologici attestati a Plakias, il primo, più recente, risalente all’inizio dell’olocene, circa 11.000 anni fa e il secondo, quello più ricco di reperti, al pleistocene, circa 130.000 anni fa.

«Gli utensili più antichi possono essere stati realizzati da neandertaliani oppure da coloro che li hanno verosimilmente combattuti e soppiantati, quelli appartenenti alla specie ‘sapiens’, i nostri diretti antenati», ha spiegato il professor Godart. A chi sono attribuibili, dunque, questi manufatti? «La precisa datazione dei primi esemplari della specie sapiens, tradizionalmente posta a circa 130.000 anni fa, è stata spostata dalle scienze paleontologiche indietro nel tempo, a circa 195.000 anni. Gli uomini della specie definita “sapiens sapiens” secondo le più recenti ricerche paleontologiche sarebbero partiti dall’Africa orientale alla conquista dell’Europa e dell’Asia solo 60.000 anni fa».
Come conciliare allora questi dati con la presenza a Plakias di manufatti risalenti a un periodo anteriore di circa 70.000 anni alla migrazione della specie “sapiens sapiens”?

«Si potrebbe far risalire l’apparizione dell’ uomo sapiens a un periodo precedente ai 200.000 anni fa e considerare che la sua irradiazione dalla culla africana sia avvenuta molto prima di 60.000 anni fa», deduce Godart sul quotidiano vaticano. «Gli artigiani del pleistocene di cui troviamo le tracce a Plakias hanno dovuto necessariamente raggiungere Creta a bordo di una o più imbarcazioni. Occorre quindi immaginare che marinai non abbiano esitato ad affrontare oltre 100 chilometri di mare aperto in un viaggio di andata e di ritorno per recarsi a Milos e procurarsi l’ossidiana indispensabile al loro artigianato».
È più che plausibile ipotizzare, dunque, alla luce di questa scoperta, una migrazione dall’Africa a Creta dei primi marinai della storia.

Valentina De Simone