Proteste nella polveriera Medio – Orientale

Erano entrambi giovani, protestavano per le  ingiustizie e gridavano per un futuro migliore, loro non lo vedranno ma le ‘loro morti’ hanno incendiato la miccia della gioventù araba. Le chiavi per comprendere la rivoluzione che sta vivendo ora il mondo arabo? Le morti dei  giovani Mohammed Bouazizi e Khaled Said:  hanno portato ad una serie di rivolte popolari giovanili( e non solo) che in diversi paesi arabi, si susseguono e ripetono da dicembre  e che hanno portato al rovesciamento del presidente che da vent’anni era al potere in Tunisia.

In Tunisia, Bouazizi si è immolato dopo che la Polizia gli ha requisito gli ortaggi che avrebbe venduto di lì a poco sul suo posto da ambulante. Said è stato preso a bastonate finchè non è morto sulla porta di  un cyber café dopo aver cercato di caricare  su  YouTube un video sulla  corruzione della polizia egiziana.

I  giovani  in  Tunisia  sono il 52% della popolazione e sono sotto i trent’anni: sono  istruiti e desiderano libertà d’informazione e di cambiamenti democratici.  Una gioventù che vive l’islam senza fanatismi e stufa di vedere che gli uomini che governano i loro Paesi sono gli stessi di quando son nati.

Da anni il Magreb sta notando questa ‘inquietudine giovanile’: la crisi economica e difficile prospettive di lavoro hanno radicalizzato le loro visioni politiche. Hanno usato le reti sociali, sempre più popolari nonostante le censure, per la loro organizzazione interna e la mobilitazionne di masse.  Senza Internet non è possibile spiegare  l’esplosione di manifestazioni e proteste simultanee che, negli ultimi mesi, hanno vissuto Tunisia, Algeria, Libia, Egitto, Yemen e Giordania.

E il successo  della rivolta contro il regime corrotto, autoritario e di controllo di Ben Alì in Tunisia ha finito per rovesciare il Governo ed è quello che dato il via ai giovani dei paesi vicini come l’Egitto, che ora sta vivendo le proteste di massa, questa volta contro Hosni Mubarak, al  Governo dal 1981. In Egitto l’ultimo tentativo per frenare questa contestazione è stato l’aver bloccato Internet e la telefonia mobile. Facebook, Twitter ed la Rete in genere hanno dimostrato di essere dei  grandi catalizzatori .

Anche nello Yemen si è diffuso l’esempio tunisino. Decine di migliaia di  persone convocate dai principali partiti dell’opposizione yemenita si sono concentrate nella capitale per chiedere al presidente del paese  AliSaleh Abdalá, al governo da più di trent’anni che non si presenti alle nuove elezioni.

Proteste minori che  hanno registrato già diversi morti per spirito d’imitazione, hanno toccato anche l’Algeria, la Libia e la Giordania. Nemmeno il Marocco è esente da tutto questo. Per evitare una recrudescenza delle proteste,  il regime di Mohamed VI ha messo sul tavolo una proposta per ribassare gli alimenti di prima necessità e un aiuto per l’acquisto di idrocarburi.

E la comunità internazionale come reagisce davanti a questo effetto domino? La maggioranza dei Governi Occidentali vede positivamente alcune proteste che considerano un’apertura a governi più democratici. Il vicino Israele è preoccupato per i fatti accaduti in Egitto e teme che il rovesciamento di Mubarak possa portare, a questo loro principale alleato, una instabilità geostrategica in tutta la zona.  

Maria Luisa L. Fortuna