Africa, Zambia: prove di sviluppo

Lusaka: Il PIL dello Zambia è cresciuto del 6% annuo negli ultimi anni e le prospettive del 2011 sono ancora migliori. I gesuiti ci tengono a ricordare, però, che la crescita economica non si traduce immediatamente in sviluppo economico. Secondo una nota dell’agenzia FIDES del Jesuit Centre for Theological Reflection di Lusaka,“la teoria altamente pubblicizzata del trickledown è più una forma di retorica politica che una realtà. Essa può produrre crescita economica, ma non sempre garantisce lo sviluppo economico. I cittadini dello Zambia hanno bisogno di vedere cose tangibili, come l’accesso ai servizi sanitari di qualità, all’acqua potabile, ad un alloggio e ad un lavoro dignitosi, di avvertire l’effetto della crescita e non di mere statistiche economiche”. Tutti punti che fanno parte del programma politico dell’attuale amministrazione.
La crescita economica della quale siamo così orgogliosi non deve farci perdere di vista l’obbiettivo dello sradicamento della povertà e della disuguaglianza nello Zambia” affermano i gesuiti.

Dopo aver messo l’economia sul sentiero della crescita, il Governo ha di fronte una sfida più grande, quindi: garantire che la crescita economica sia equamente condivisa. L’Indice di Sviluppo Umano dell’ONU del 2010 ha mostrato chiaramente come le condizioni di vita siano, per il momento, delicate in Zambia.

La Provincia Occidentale è il focolare dei Lozi, una delle 73 etnie dello Zambia. Al tempo del Mandato britannico la provincia era nota come Barotseland, che significa “terra dei Lozi”. Uno degli obiettivi dell’attuale governo è quello di cercare il modo di distribuire equamente la ricchezza del paese. All’attuale presidente pare stia, veramente, a cuore il benessere di tutta la popolazione.

Il 17 gennaio c’è stato a Lusaka anche il summit speciale dei capi di Sato e di governo della regione dei Grandi Laghi sul tema dello sfruttamento illegale delle risore naturali. Il presidente dello Zambia, Rupiah Bwezani Banda , aprendo i lavori, ha spiegato che è al vaglio una soluzione permanente per mettere fine all’instabilità che caratterizza la regione da anni, in particolare riguardo allo sfruttamento e alla commercializzazione illegale delle risorse naturali. Al summit hanno partecipato, oltre allo Zambia: Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Kenya, Ruanda, Repubblica del Congo, Sudan, Uganda e Tanzania.

Dopo l’indipendenza, il settore industriale del paese ha vissuto una fase di espansione. Negli anni Ottanta l’aumentare del debito estero ha portato all’introduzione di un severo programma economico. Oggi, tra gli obiettivi del governo di Banda, vi è quello di incentivare lo sviluppo economico e sociale del paese. Il leader del Paese ha più volte sottolineato i vantaggi della posizione geografica dello Zambia, che si trova al centro di otto paesi. Un’intelligente politica che permetterà una graduale crescita della nazione.

Cosmo de La Fuente