Egitto: Wikileaks, gli USA dietro la rivolta

29 gennaio. Superano il centinaio i morti negli scontri a Il Cairo, ormai è guerriglia totale. In campo anche i carri armati, ma i manifestanti hanno comunque tentato di “sfondare” al ministero degli Interni.  Hosni Mubarak ha  chiesto al governo di sciogliersi e lo stesso, poche ore dopo si è dimesso.

Il mondo guarda alla rivolta in Egitto con preoccupazione, mentre anche in altri stati starebbero prendendo piede forme di protesta di dimensioni simili, anche se pacifiche. L’ultimo caso in Giordania.

Oggi Wikileaks ha diffuso un documento che renderebbe la sitazione egiziana a livello internazionale ancora più scottante. Il sito di Julian Assange, citato dal quotidiano britannico “The Telegraph”, avrebbe messo on line un dispaccio di natura diplomatica e risalente al dicembre 2008 in cui l’ambasciatrice americana Margaret Scobey riferirebbe di presunti gruppi di giovani dissidenti, osteggianti il regime di Mubarak. Diverse forze di opposizione avrebbero stabilito un piano, non riportato in forma scritta, per far cadere il governo egiziano

Un rappresentante di questi, di cui non è stato fatto il nome, si sarebbe recato in USA, a Washington, ormai tre anni fa (appunto nel 2008)  per prendere contatto con altre persone appartenenti all’Alliance of Youth Movements Summit, sostenuto anche logisticamente dal Dipartimento di Stato americano.  Dell’Alliance farebbero infatti concretamente parte anche alcuni funzionari governativi.

Il piano dei gruppi di opposizione era quello di rovesciare nel 2011 il governo di Mubarak, prima delle elezioni, previste proprio per quest’anno. Il giovane potrebbe appartenere proprio al Movimento sei aprile, in prima linea contro Mubarak.

Il movimento, che quindi secondo Wikileaks sarebbe stato aiutato anche da forze esterne, ha però raccolto più di 70.000 iscritti in un gruppo di facebook, utilizzato per pianificare le azioni e scambiarsi le informazioni. Un gruppo di facebook che le autorità egiziane pare abbiano chiuso.

Angelo Sanna