Fiom, migliaia in piazza contro Marchionne e Berlusconi

“Fabbriche vuote, piazze piene”. Con questo obiettivo, ribadito ancora negli interventi conclusivi dei diversi cortei, la FIOM aveva deciso di indire per la giornata di ieri uno sciopero generale di 8 ore di tutta la categoria dei metalmeccanici.
A sera, fatti i dovuti bilanci della giornata, il sindacato di Landini si è detto soddisfatto dell’esito dello sciopero: nelle fabbriche, secondi i dati forniti dalla FIOM, l’astensione media dal lavoro avrebbe il raggiunto il 70-80%, mentre nelle piazze di tutta Italia, dove si sono snodati i cortei regionali dell’organizzazione, si sono riversati centinaia di migliaia di operai, di lavoratori di altri settori e di studenti.
Tanto che, intervistato a margine della manifestazione torinese che ha registrato la presenza di oltre 30mila persone, il segretario nazionale FIOM Giorgio Airaudo ha spiegato che “oggi in piazza c’è una forza anche superiore a ciò che noi rappresentiamo realmente. […] Mancano le altre sigle confederali: riflettano, stanno sbagliando”.

Le piazze, d’altronde, si sono riempite ovunque, non solo a Torino: a Massa, scelta come sede della manifestazione toscana per la vertenza simbolo degli operai della Eaton, sono scesi in strada in oltre 15mila, mentre a Firenze un migliaio di lavoratori dei sindacati di base davano vita ad un altro corteo; 10mila in piazza a Genova, con momenti di tensione quando alcuni studenti hanno incendiato dei cassonetti sotto la sede locale di Confindustria, mentre pacifico è stato il corteo siciliano, che a Termini Imerese ha visto la partecipazione di circa 8mila lavoratori.

Studenti e operai insieme anche a Cassino, per la manifestazione regionale del Lazio partita nei pressi dello stabilimento Fiat, che ha fatto registrare momenti di tensione quando i lavoratori hanno occupato la stazione ferroviaria, in solidarietà con circa 500 universitari che stavano occupando i binari a Colleferro, dopo che Trenitalia aveva bloccato il treno su cui viaggiavano senza biglietto.
Cortei anche a Lanciano (Abruzzo), Melfi (Basilicata), Vibo Marina (Calabria), Udine (Friuli Venezia Giulia), Padova (Veneto), Termoli (Molise), Cagliari (Sardegna), Bari (Puglia), Bolzano (Trentino AA), Perugia (Umbria), Pomigliano D’Arco (Campania), dove 5mila lavoratori hanno dato vita al serpentone aperto dallo striscione degli operai Fiat, vittime la scorsa estate del primo “ricatto” targato Marchionne, e Milano, con il segretario generale FIOM Maurizio Landini che ha concluso la manifestazione, di fronte a 30mila persone, spiegando che “abbiamo bisogno che si metta in campo lo sciopero generale. So perfettamente che non è facile da costruire e che non è sufficiente. Ma se vogliamo riunificare i lavoratori non c’è che la Fiom per farlo”.

“Sciopero generale” che, in tutte le piazze, è stato invocato a gran voce negli interventi degli operai e dei dirigenti FIOM cosiccome negli slogan e negli striscioni degli studenti scesi in piazza al fianco dei lavoratori.
Presenti, ai diversi cortei, anche delegazioni di altri settori della Cgil, dai lavoratori della Conoscenza alla Funzione Pubblica, passando per Edili e Pensionati, oltreche i partiti a sinistra del PD, con Sinistra e Libertà e decine di migliaia di bandiere della neonata Federazione della Sinistra.
“E’ evidente – ha spiegato ai cronisti Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra presente al corteo di Torino – che l’attacco di Marchionne non è ai lavoratori della Fiat, ma e’ un attacco a tutti i lavoratori italiani ed e’ destinato ad estendersi. […] Per fermare questo attacco e’ necessario che si metta in campo la forza di tutti i lavoratori italiani. Lo sciopeo generale e’ necessario e obbligatorio“.

Mattia Nesti