Papilloma virus: vaccino ignorato dal 50% delle adolescenti

Le mamme italiane sono ancora poco informate sui rischi e sulla prevenzione del tumore al collo dell’utero, nonostante la campagna di sensibilizzazione avviata nel 2007 dalle Regioni, dalle Asl e dal Ministero della Salute. Il 56% del campione composto da 1.500 mamme con figlie tra gli 11 e i 18 anni, infatti, dichiara di non avere ricevuto specifiche informazioni, di non aver sentito parlare del vaccino o addirittura di non conoscere gli effetti del virus.

Delle adolescenti italiane nate nel 1997, il 59% ha completato il ciclo vaccinale di tre dosi contro il papilloma virus umano (Hpv). I nuovi dati preliminari sul bilancio della vaccinazione anti-Hpv, al primo semestre 2010, sono stati resi noti dall’Onda (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna) nel recente convegno “La vaccinazione tra diritto e dovere”, organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità. Secondo i risultati emersi, a vaccinarsi contro l’HPV sono poco più della metà delle ragazzine nate nel 1997, per le quali è stata prevista dal Ministero della Salute una campagna di vaccinazione gratuita, mentre per tutte le restanti fasce d’età limitrofe la vaccinazione contro il papilloma virus rimane per lo più sconosciuta.

A frenare la progressiva immunizzazione della giovane popolazione femminile in Italia, sono nella stragrande maggioranza dei casi proprio le mamme che non dimostrano eccessiva fiducia nella sicurezza e garanzia di efficacia del vaccino, sono scarsamente informate su rischi legati alle infezioni genitali femminili e manifestano spesso imbarazzo nel dover trattare l’argomento con le proprie figlie. Il vaccino, che è sicuro e privo di effetti collaterali, ha un’efficacia massima in chi non ha ancora avuto rapporti sessuali e quindi non può essere entrato in contatto col virus. Da qui il fatto che la scelta della fascia d’età per la vaccinazione gratuita sia caduta principalmente sulle adolescenti che ancora non hanno compiuto 12 anni. L’obiettivo all’avvio dell’offerta di vaccinazione era di raggiungere entro il 2013 la copertura del 95% attraverso la somministrazione di tre dosi di vaccino: ora si è a poco più di metà dell’opera; le forti differenze regionali dicono che c’è ampio margine di miglioramento e che fattori comunicativi e organizzativi possono fare la differenza.

Sebbene la vaccinazione non prevenga la totalità delle infezioni da Hpv che possono provocare un tumore, dati recenti suggeriscono che possa proteggere anche da altri ceppi virali simili a quelli presenti negli attuali vaccini. E’ importante, quindi, proseguire negli sforzi di informazione e diffusione delle conoscenze di base relative al papilloma virus e relative alle malattie che riguardano l’apparato riproduttivo femminile.

Adriana Ruggeri