Tornano i fratelli Coen con “Il grinta”: la nostra recensione in anteprima

LA RECENSIONE DEL NUOVO FILM DI JOEL ED ETHAN COEN, NEI CINEMA DAL 18 FEBBRAIO

“Il tempo ci sfugge”, conclude una malinconica voce prima dei titoli di coda; e allora rubiamo ogni istante, spremiamo ogni secondo fino al midollo, assaporiamo ogni minuto, inseguiamo ciò che desideriamo, fino alle frontiere più estreme della terra e di noi stessi. Proprio come i protagonisti del nuovo film che Joel ed Ethan Coen hanno regalato agli appassionati di cinema: un western che è romanzo di formazione, racconto sul coraggio, sulla vendetta e sui valori che hanno fondato – nel bene e nel male – il mito americano.

Per una volta lineari ed epici, come raramente – forse mai – sono stati prima, i due fratelli “Re Mida” del cinema hollywoodiano riprendono il celeberrimo romanzo Il grinta (True Grit) di Charles Portis (già portato sullo schermo nel 1969 da Henry Hathaway), riscrivendolo e aggiungendo il loro tocco disincantato, diretto e senza fronzoli. Con un Jeff Bridges in stato di grazia (candidato per il secondo anno di fila all’Oscar come miglior attore), nel ruolo che fu di John Wayne, ci raccontano di una spietata caccia all’uomo, lasciandoci nelle mani di un insolito trio, tanto apparentemente sgangherato quanto emblematico di un’epoca, di un sentire, di un intero Paese.

La quattordicenne Mattie Ross (Hailee Steinfeld) arriva a Fort Smith intenzionata  a vendicare la morte del padre, ucciso dal codardo Tom Chaney (Josh Brolin). Nonostante la giovane età Mattie è una ragazza ostinata e perspicace, che non esita ad ingaggiare un tagliatore di teste, ubriacone e dal grilletto facile, che risponde al nome di Rooster Cogburn (Jeff Bridges). Dopo alcune reticenze questi accetta l’incarico, ma nel viaggio alla ricerca di Chaney nei selvaggi territori indiani ai due si unisce La Boeuf (Matt Damon), un Texas Ranger un po’ tronfio e logorroico. Tra alti e bassi, unioni e divisioni, i tre non molleranno la ricerca del bandito, fino alla dolceamara conclusione.

I due fratelli di Minneapolis (registi ma anche montatori del film, con il solito pseudonimo di Roderick Jaynes) usano questa epica storia di vendetta come pretesto per raccontarci le contraddizioni che hanno animato la conquista del selvaggio West, formando quello che sarà il futuro “spirit of America”. Parliamo della dicotomia tra individualismo e spirito di squadra, tra sete di giustizia e ansia di auto-vendetta, tra natura selvaggia e società civilizzata (entrambe parimenti crudeli) che muovono i fili della storia e la sospingono verso ciò che realmente è: il racconto dell’iniziazione all’età adulta della piccola Mattie. L’esordiente Hailee Steinfeld, che vesti i suoi panni con audacia e senza remore, una candidatura agli Oscar in verità se la sarebbe meritata; ma tant’è, siamo sicuri che il tempo e le occasioni non le mancheranno.

Roberto Del Bove