Napolitano interviene: Silvio Berlusconi e il Pdl frenano sui magistrati


Echi dal Quirinale e dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, hanno portato ad una brusca frenata in merito ai quotidiani affondi di Silvio Berlusconi.

Il premier, si sa, più viene attaccato, più è solito attaccare, a sua volta, chiunque sia ritenuto reo di minare la sua credibilità, così, i pm di Milano, finiti nel vortice dei suoi insulti, non vengono quasi più menzionati nei suoi discorsi.

Forse a fronte delle numerose critiche, del monito del Vaticano, di Napolitano, e dei procuratori giunti all’inaugurazione dell’anno giudiziario, Giancarlo Caselli in testa, il presidente del Consiglio sceglie davvero di abbassare i toni sulla faccenda.

“Napolitano minaccia di portarci al voto, non dobbiamo fornirgli alcun pretesto”, afferma sicuro. “Per venire incontro a Napolitano dobbiamo cercare di abbassare i toni e provare a spostare il discorso sulle cose da fare”, spiega, ancora, un ministro venuto a contatto, nelle ultime ore, col premier e con l’aria tesa che si respira ad Arcore.

Per far sì che i toni risultino più rilassati, La Russa e Santanchè annunciano che la manifestazione del 13 febbraio è annullata. Anche in questo caso, varie le versioni e le motivazioni.

Il ministro per la Difesa parla con termini di superiorità quando afferma: “Saremo in piazza con dei gazebo, ci siamo resi conto che le migliaia di persone che testimoniano fiducia al premier e al governo sono molto più importanti di una qualsiasi riunione”.

Il sottosegretario per l’Attuazione del programma, Daniela Santanchè, invece, torna a parlare di toni accesi, e della speranza che l’eco mediatica (e faziosa, come ci tiene a precisare) si plachi. Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio avevano risposto annunciando una manifestazione per lo stesso giorno, e chi sostiene che l’annullamento del corteo del Pdl sia diretta conseguenza di tale opposizione, non si sbaglia del tutto.

“Se poi qualcuno dei nostri andava a tirare un sasso in testa a Santoro, che cosa succederebbe?”, si chiede un deputato milanese, mentre altri parlano del precario stato di sicurezza in cui riversa il presidente del Consiglio.

Già puntato dal modellino del Duomo di Milano lo scorso anno, quando si parlava solo di una Noemi qualsiasi, non si osa immaginare il rischio di esporre il premier in pubblico dopo lo scandalo Ruby e relative prove intercettate.

Carmine Della Pia