Sudan: il sud vota per la secessione. E al nord scoppia la rivolta

L’esito del referendum è implacabile: il 99% dei cittadini ha votato a favore dell’indipendenza dal Nord. Ad esprimersi sono stati i cittadini delle dieci regioni del Sud, che da tempo chiedevano la secessione. A rendere noto l’esito del referendum è stato il magistrato Chan Reec Madut, responsabile della commissione elettorale del meridione. Diversi, ma con lo stesso esito, i dati del voto al Nord: il 58% hanno votato per l’indipendenza, con un’affluenza del 60% contro il 99% del meridione.

In realtà il voto si era concluso il 15 Gennaio, ma la Commissione per il referendum ha ritenuto necessario effettuare ripetute verifiche sulle schede. Nasce così lo stato del Sud Sudan, il quale dal 2005 al 2010 aveva mantenuto lo status di regione autonoma in seguito all’accordo di pace tra il movimento per la liberazione del Sudan e il governo di Khartoum, alla fine di una guerra civile che ha visto 2 milioni di morti e 4 milioni di rifugiati. Un conflitto che la comunità internazionale aveva definito la “più grande emergenza umanitaria della Terra”.

Dopo quarant’anni di conflitti scaturiti da differenze culturali e religiose (il nord a maggioranza islamica e il sud in prevalenza cristiano) si ufficializza la separazione fra i due Stati che hanno già nominato i rispettivi presidenti: il Sud ha scelto il  leader dell’ex Esercito di Liberazione Popolare del Sudan Salva Kiir Mayardit, mentre il governo di Khartoum ha riconfermato Omar Hassan El Bashir.

Ma proprio nei confronti di quest’ultimo, e subito dopo la pubblicazione dei dati del referendum, è scoppiata la protesta nella capitale del nord: un migliaio di universitari sono stati protagonisti di scontri con la polizia, guidati da Luis Moreno Ocampo, il procuratore del Tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità che accusa El Bashir di “genocidio nel Darfur”.

Insomma, un battesimo di fuoco per il Nord Sudan, nato sotto la stella di una rivolta appena iniziata, con i cittadini che sotto il Palazzo presidenziale chiedono il cambiamento di regime. La protesta, racconta Mubarak al-Fadl, esponente del partito d’opposizione Umma “è stata organizzata da giovani ispirati da ciò che vediamo in Egitto e irritati dalla politica di un governo che ha portato alla divisione del Paese”.

Cristiano Marti