Alfano conferma: Il processo breve presto in aula

Dopo gli ultimi allarmanti dati sulla disoccupazione giovanile, mai così alta dal 2004 il governo oggi conferma il suo intervento.
Il processo breve torna in vita
dopo gli ultimi stop causati dalle proteste del Anm e del Csm e dopo i forti dubbi del Capo dello Stato.
A confermarlo è lo stesso Ministro della Giustizia Alfano.
Il tema, ha detto Alfano rispondendo ai cronisti durante una conferenza stampa tenuta al Parlamento europeo a Bruxelles, non è mai stato cancellato dall’agenda politica della nostra coalizione ed anche pronunciamenti recenti della Corte di Strasburgo richiamano l’Italia ad una accelerazione dei processi.
La riforma più che rispondere alle esigenze dettate dall’Europa, è una sorta di cronometro per la giustizia, se entro il termine di 6 anni non si arriva alla condanna definitiva l’imputato non può essere più processato, processo morto allora.

Ribadisco quanto ho sempre detto e cioé che a determinare un veemente dibattito nella politica italiana non è il tema, che viene sviluppato per l’intero arco del disegno di legge, di un processo che abbia una sua conclusione certa in tempi ragionevoli, quanto l’impatto di un’eventuale norma transitoria. Ovvero la sua applicazione ai processi in corso.
Il riferimento è chiaro, ovvero i processi di Berlusconi riaperti dopo la bocciatura parziale del legittimo impedimento da parte della Consulta.

Il disegno di legge sul processo breve fissa un tetto massimo di durata dei dibattimenti in complessivi sei anni, superati i quali il processo è cancellato, e vale anche per quelli in corso, da settembre 2010 a oggi. Tempismo perfetto.

I processi che verranno cancellati saranno centinaia di migliaia secondo la magistratura, mentre Alfano minimizza, i processi cancellati secondo il Ministro sono solo l’1 per cento.

Matteo Oliviero