Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica Berlusconi, fra Vendola e D’Alema dov’è l’alternativa?

Berlusconi, fra Vendola e D’Alema dov’è l’alternativa?

Lo stato politicamente comatoso del Presidente del Consiglio, capace nell’arco di 24 ore di chiedere prima alle opposizioni un patto per il Paese e passare poi all’insulto, definendo il segretario del PD Bersani “insolente irresponsabile”, è sotto gli occhi di tutti i cittadini, per quanto certi canali di informazione si sforzino quotidianamente di costruire una diversa realtà che non esiste.
La filosofia berlusconiana del “dopo di me il diluvio”, che fino ad oggi aveva convinto in parte anche il Quirinale, pronto a qualsiasi sforzo diplomatico pur di evitare le elezioni anticipate, mostra oramai tutti i suoi limiti, al punto che, di fronte ad un attacco violento ed eversivo condotto dal Governo contro la Magistratura, lo stesso Napolitano si è trovato nelle condizioni di valutare lo scioglimento delle Camere come unica via d’uscita dallo scontro istituzionale.

Permane, tuttavia, un elemento di verità in quel “dopo di me il diluvio” su cui da mesi Berlusconi incardina la sua difesa di fronte a scandali sempre più dirompenti.
Un elemento di verità legato al caos che regna sovrano fra le opposizioni; una totale assenza di progettualità sul lungo periodo che fa sì che a fronte di uno scenario politico che sembra sempre più volgere verso le elezioni anticipate, le opposizioni mostrino di non avere idea di come presentarsi ad un appuntamento così strategicamente rilevante per il futuro del Paese.

Traccia di tanto smarrimento si ritrova anche nelle dichiarazioni di Massimo D’Alema e Nichi Vendola, considerati, tra l’altro, i due più influenti, e contrapposti, personaggi dell’attuale centrosinistra.
La proposta di “Comitato di Liberazione Nazionale da Berlusconi” avanzata dall’ex premier, e prospettata come via d’uscita da una condizione di emergenza democratica concretizzatasi con lo scontro istituzionale in atto, avrebbe potuto godere del sostegno di ampi settori dell’opposizione; lo stesso progetto, non a caso, era stato nei mesi scorsi prospettato sia dal segretario del PD Bersani che dall’ex segretario Dario Franceschini, esponente della minoranza PD.
L’elemento di confusione portato dalla proposta di D’Alema risiede, tuttavia, nella volontà di spingere senza limiti a destra un ipotetico “Cln”, tanto da sacrificare interi settori di centrosinistra (dall’Italia dei Valori alla Federazione della Sinistra, che per prima si era fatta promotrice di una grande coalizione costituzionale, non di Governo ma di salvaguardia democratica), con il solo obiettivo di imbarcare il Presidente della Camera Gianfranco Fini e i suoi “futuristi”, che fino a ieri hanno garantito la sopravvivenza e il consolidamento della leadership berlusconiana.

Al “Cln” di facciata di D’Alema, che nasconde in realtà la volontà politica di saldare pezzi moderati del Paese in nome di un nuovo “patto sociale”, non risponde, però, che la litania di Nichi Vendola, che ormai da mesi, di fronte alle manifestazioni studentesche come al Bunga Bunga, all’ipotesi di Governo tecnico come di elezioni subito, non sa che rispondere reclamando le “primarie subito” come panacea di tutti i mali.

Ed è in questa morsa, stretto fra l’abbandono di qualsiasi riferimento ideale ai valori della sinistra italiana e la degenerazione personalistica incarnata dalle primarie, che il centrosinistra muore giorno dopo giorno.
Ed è questa morte, sofferta quanto inevitabile, che dovrebbe probabilmente indurre a ridisegnare gli equilibri e gli schieramenti dello scenario politico; cominciando ad assumere come dirimenti non tanto le posizioni sul Bunga Bunga, folkloristica fenomenologia del berlusconismo, quanto sulla ricetta Marchionne e sul sistema scuola/ricerca, elementi cardine per costruire la prospettiva italiana dei prossimi decenni.

Mattia Nesti

Comments are closed.