Egitto: la marcia del milione dà l’ultimatum a Mubarak

E’ ormai tutto pronto. L’Egitto, funestato da una settimana di scontri e repressioni, sarà tra poche ore teatro di uno sciopero generale e della tanto attesa e temuta – a seconda dei punti di vista – ‘marcia del milione‘, che ha l’obiettivo dichiarato di far scendere in piazza un milione di persone al Cairo, ma anche ad Alessandria e nelle altre città egiziane, per chiedere la fine immediata del regime di Hosni Mubarak.

Ieri l’esercito, che già in molte zone ha fraternizzato coi manifestanti contro la polizia, in un comunicato ha definito “legittime” le rivendicazioni della protesta e ha annunciato che non farà ricorso alla violenza per reprimere le manifestazioni. Ma anche il governo sembra ora disposto a trattare, col vicepresidente Omar Suleiman che ha detto di aver ricevuto dal presidente Mubarak l’incarico di avviare un dialogo immediato con l’opposizione “in merito a tutte le questioni legate alle riforme costituzionali e legislative”.

E proprio Mubarak ieri ha annunciato la composizione di un nuovo governo, con la sostituzione del ministro degli Interni Habib el-Adli, vivamente contestato dai manifestanti, e con l’esclusione di tutti i ministri provenienti dal mondo degli affari. Una soluzione, quella adottata dal capo di Stato, che non soddisfa però le pretese avanzate dai fratelli Musulmani, la più influente forza di opposizione, che ha bocciato su tutta la linea il nuovo esecutivo e ha chiesto al popolo egiziano di manifestare a oltranza “perché tutto il regime – presidente, partiti, ministri e parlamento – lascino il potere”.

Così, mentre sono tanti gli stranieri che abbandonano il Paese nel timore che le agitazioni possano travolgere ogni cosa, sono tantissimi gli egiziani che sfidano il coprifuoco e resistono nell’insanguinata piazza principale del Cairo, piazza Tahir.

Ed è il passaparola il mezzo usato per diffondere l’invito alla ‘marcia del milione’, da quando sia internet che gli sms hanno vesto cadere su di sé la scure della censura. Ad aiutare gli egiziani ci sono però Google e Twitter, che permettono di “restare connessi in questo periodo molto difficile”, mettendo in funzione un sistema che permetta di inviare messaggi sui siti di microblog per telefono, senza connessione a internet.

“Siamo qui per farla finita con questo regime”. Per tutto l’Egitto risuonano le parole del Premio Nobel per la Pace, Mohammed El Baradei, l’uomo del “destino”, sostenuto da una coalizione che dagli oppositori laici, attraverso il variegato popolo di Internet, arriva sino ai Fratelli Musulmani. A lui guardano con speranza milioni di egiziani e il mondo democratico intero nel giorno in cui l’Egitto è pronto per scrivere una pagina importante di storia.

Raffaele Emiliano